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Viterbo, scoperte 300 badanti che non pagavano le tasse

Beatrice Masci
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“Ma com’è possibile? Io sono venuta a lavorare in Italia perché mi avevano detto che non si pagano le tasse”. E’ la risposta di una badante straniera all’ufficiale della Guardia di Finanza che la stava sanzionando per non aver presentato la dichiarazione dei redditi, nonostante avesse percepito oltre 9 mila euro, la soglia minima sotto la quale non è necessario compilare il modello 730. E di persone come la badante ignara delle leggi italiane, nella Tuscia ce ne sono molte, basta mettere in fila i dati dell’ultima operazione della Guardia di Finanza per capire cosa realmente succede in questo settore: 300 gli evasori totali scoperti, 11 i badanti che lavoravano in nero, sette dei quali usufruivano anche di vitto e alloggio, oltre che del reddito di cittadinanza. Oltre 9 i milioni sottratti al fisco. L’operazione, condotta della Fiamme Gialle di Viterbo, agli ordini del maggiore Rosario Masdea, come racconta lo stesso ufficiale, non è nata da segnalazioni, ma da una domanda che i finanzieri si sono posti: “Ma come vivono queste persone (soprattutto donne ndr) che vediamo ogni giorno percorrere le strade di Viterbo?

E’ stata un’operazione di giustizia sociale”, spiega Masdea. Un’operazione che si è mossa su due fronti. In primo luogo sono stati chiesti all’Inps gli elenchi dei viterbesi che avevano registrato la presenza di badanti e colf in casa. Il secondo fronte è stato quello classico di ogni indagine: seguire le persone fin dentro le abitazioni in cui lavoravano e alloggiavano. Dal combinato dei due filoni sono scaturiti i risultati su lavoro nero e imposte non pagate. Tutto il territorio viterbese è stato passato al setaccio, grazie all’impiego delle stazioni della Finanza di Viterbo, Civita Castellana e Tarquinia. I numeri più importanti sono emersi, ovviamente, nel capoluogo. Oltre a sanzionare i lavoratori inadempienti, sono state elevate anche multe ai datori di lavoro che impiegavano personale senza il contratto. Tuttavia, come detto, sono solo 11 gli inadempienti su questo fronte, gli altri, la stragrande maggioranza, hanno scelto di mettere il personale in regola.

Le operazioni sono state rese possibili grazie a un protocollo d’intesa a livello nazionale tra l’Inps e la Guardia di Finanza che, tramite l’esame affidato al Nucleo speciale spesa pubblica e frodi comunitarie, ha individuato centinaia di posizioni suscettibili di sviluppo operativo. Il successivo approfondimento investigativo ha poi permesso di verificare l’assenza di dichiarazioni dei redditi in 300 soggetti e il profilo reddituale degli interessati è stato ricostruito attraverso la documentazione detenuta dall’Inps, grazie al fatto che, nella maggioranza dei casi, i datori di lavoro avevano inserito tutti i dati previsti (periodi di assunzione, ore lavorate, tariffe orarie, contributi versati, date di versamento, trimestri di riferimento). Inoltre, a seguito di tale attività e incrociando le informazioni nelle banche dati, è stato possibile intervenire in altri settori di servizio, con la scoperta di 11 lavoratori completamente sconosciuti al fisco e 7 soggetti che percepivano il reddito di cittadinanza.