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Viterbo, Covid. La curva dei contagi si alza ancora: torna la paura

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Massimiliano Conti
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Una media di 114 nuovi contagi al giorno nell’ultima settimana, 257 casi ogni 100 mila abitanti, 19 ricoverati nel reparto di malattie infettive di Belcolle. Ed è soltanto la punta dell’iceberg. L’incubo Covid, che ora si chiama omicron 5, non è finito. In Italia, nel Lazio e a Viterbo i casi sono in aumento. Lo dicono i numeri ufficiali forniti dalla Asl, ma lo dice anche l’esperienza comune: chiunque può indicare familiari, parenti, amici o colleghi di lavoro che hanno avuto i sintomi del virus, seppur blandi, ma non hanno fatto il tampone.

 

 

Quest’anno il Covid sta rialzando la testa in netto anticipo rispetto alla stagione autunnale, e a dispetto dell’eccezionale ondata di caldo. Le ospedalizzazioni per il momento sono sotto controllo: 19 ricoverati, spiegano dalla cittadella della salute, è un numero del tutto gestibile. Siamo lontani dal 20 aprile scorso, quando a Belcolle c’erano 43 contagiati a malattie infettive, 31 in medicina Covid e 2 in terapia intensiva. Ma siamo soprattutto lontani dai numeri dello scorso inverno, quando in alcuni periodi i ricoverati avevano toccato quota 70. Oggi le terapie intensive sono vuote. Ma la preoccupazione c’è, anche perché ormai, dal governo, è arrivato il messaggio del liberi tutti: niente più mascherine obbligatorie, al massimo solo raccomandate, se non dal medico o sui mezzi pubblici, niente più distanziamento, niente più sanificazioni ossessive. Venerdì mattina il dottor Domenico Parroccini, medico di base e dentista di Civita Castellana, nonché “sentinella” durante la fase acuta di inizio pandemia, ha ricordato a tutti i pazienti che negli studi medici si accede solo con la mascherina. 

 

Il Lazio, per la cronaca, è la seconda regione più colpita dall’aumento dei contagi dopo la Lombardia. Una “scheggia impazzita” ha definito la nostra regione il Quotidiano nazionale, sulla base del bollettino diffuso dall’assessore Alessio D’Amato venerdì: 4826 nuovi casi, tasso di positività al 22%, tre punti sopra la media nazionale. Viterbo, va detto, è la provincia messa meglio a livello regionale, almeno per quanto riguarda i numeri ufficiali: 257 casi ogni 100 mila abitanti, contro i 484 di Roma, i 358 di Latina, i 303 di Frosinone e i 294 di Rieti. Anche per quanto riguarda i casi totali registrati da inizio pandemia la Tuscia ha il rapporto più basso del Lazio: 24.416 ogni 100 mila abitanti. Al primo posto c’è Rieti con 31.780, quindi Latina con 29.410, Roma con 28.274 casi e Frosinone con 27.110. C’è poco da stare tranquilli, però: dati della Fondazione Gimbe alla mano, di recente Viterbo è risultata la provincia italiana con il maggior incremento di casi:: +13,5% nella settimana tra il 25 e il 31 maggio. Tra le cause di questa recrudescenza non c’è però solo l’abbassamento della guardia: anche la campagna vaccinale, come confermano dalla Asl, a Viterbo, come nel resto d’Italia, sta segnando il passo: il numero di quarte dosi finora inoculate è bassissimo.