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Viterbo, minaccia poliziotto mimando il taglio della gola. Nigeriana assolta

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Minacciò degli agenti di polizia mimando con la mano il gesto del taglio della gola. Giovedì 16 giugno è stata assolta una 34enne, originaria della Nigeria, che a maggio di due anni fa minacciò dei poliziotti e fu accusata di resistenza a pubblico ufficiale. In aula in qualità di testimone ha deposto uno dei poliziotti, il quale ha riepilogato la vicenda avvenuta a Tuscania.

 

“Nella mattinata del 5 maggio del 2020 insieme a un collega eravamo impegnati ad effettuare dei controlli di routine quando incappammo in questa giovane, intenta a chiedere l’elemosina – ha riferito l’operante-. La fermammo e le chiedemmo di mostrarci i documenti, ma lei cominciò a inveire contro di noi dicendo ‘mio zio verrà a cercarvi a casa’, mentre con una mano mimava di farci tagliare la gola. Dopo averla scortata presso i nostri uffici, la ragazza continuò a rifiutarsi di essere identificata e declinò ogni nostro invito a fornire le proprie generalità, tanto che fu necessario richiedere il supporto di un mediatore interculturale, anche se la trentenne si rivolgeva a noi in italiano e capiva la nostra lingua. Così lo convocammo e solo quando il professionista arrivò la giovane si diede una calmata. Il mediatore che intervenne riuscì a comunicare con la ragazza, che già conosceva, e ci consegnò la documentazione relativa alla donna, compreso il permesso di soggiorno. Attraverso questi dati riuscimmo finalmente a risalire alla residenza, che era registrata presso una cooperativa sociale a Tuscania”.

 

Il pm, ritenendo provata la responsabilità penale della 34enne, concludendo la requisitoria, ha avanzato un’istanza di condanna a 4 mesi di reclusione. La difesa, invece, ha sostenuto che la propria assistita non avesse cagionato alcuna lesione ai poliziotti e che non sussistessero elementi idonei a supportare la contestazione del reato di minaccia, riportando l’esito di alcune sentenze della Corte di Cassazione relative al tema del dibattimento. Pertanto il legale della trentenne ha chiesto una pronuncia assolutoria e in subordine il minimo della pena. Il verdetto finale emesso dal giudice Elisabetta Massini, al termine della camera di consiglio, ha assolto la giovane dalle accuse mosse a suo carico.