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Viterbo, allarme siccità a Tarquinia. Fiume Mignone a secco

Fabrizio Ercolani
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Il fiume Mignone ridotto a poco più di un rivolo. L’ondata di siccità che da diverso tempo sta colpendo la bassa Tuscia non risparmia neanche i corsi d’acqua. Mesi e mesi senza alcuna pioggia con una media annuale mai registrata prima- 91 millimetri d’acqua caduti da gennaio ad oggi (7 millimetri tra maggio e giugno- dati Arsial) contro i 258 mm del 2021 e i 315 mm del 2019- ha fatto sì che il fiume Mignone, spesso noto alle cronache per le sue esondazioni, questa volta balzi all’onore della cronaca perché praticamente è ridotto ad una piccola pozza d’acqua. Per non parlare poi della sua foce praticamente inesistente.

 

Grazie alla collaborazione di alcuni agricoltori della zona, ci siamo addentrati lungo il corso del fiume fotografando una realtà incredibile. Dove fino a poco tempo fa scorreva il corso del Fiume ora è un ammasso di detriti che l’erba sta lentamente coprendo. Le famose cascatelle sono dei piccoli rigagnoli: il fiume non ha la forza per superare gli sbarramenti creati dall’uomo per limitare la sua forza. Ora è possibile anche transitare comodamente sotto i ponticelli che in caso di piena vengono sommersi dalle acque. Degli isolotti di detriti e sabbia emergono nel bel mezzo di quello che una volta era il corso d’acqua. Per non parlare dei suoi affluenti. Il fosso Melledra oramai è coperto interamente dalla vegetazione e se non verrà fatta adeguata manutenzione sarà un problema in inverno. Uno spettacolo desolante sintomo indelebile di aridità e di siccità che non può passare inosservato. Impossibile rilevare il livello idrometrico perché dove era stata posizionata la stazione non arriva più acqua. Il Mignone non è un fiume piccolo. Ha origine dalla confluenza di due torrenti: il fosso della Strega e il fosso Pusugliano nel territorio di Bassano Romano, nei monti Sabatini a Nord-Ovest del lago di Bracciano, attraversa il territorio dei Monti della Tolfa, di cui costituisce il confine settentrionale, sfociando dopo 62 km nel mare Tirreno tra Lido di Tarquinia e Civitavecchia a nord di Bagni Sant'Agostino.

 

Il percorso iniziale del fiume è a carattere torrentizio mentre il tratto finale del fiume ha invece un carattere più fluviale che si presta anche per lo sfruttamento da parte dell'uomo. In occasione di eccezionali piogge, non è raro che il Mignone straripi nel suo corso più basso, soprattutto a valle della confluenza con il fosso Melledra. Ora però il problema è quello inverso. Ascoltando i racconti degli agricoltori della zona nessuno si ricorda un livello così basso del fiume.