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Viterbo, elezioni comunali. Caos scrutinio, troppi presidenti inesperti

Massimiliano Conti
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Il caso limite - non si sa se isolato o meno - è quello di un seggio dove i voti attribuiti a una lista sono stati 2 a fronte dei 40 riportati in totale dai vari candidati della stessa lista. Un pasticciaccio bruttissimo e di dimensioni colossali è quello a cui la commissione elettorale da tre giorni sta cercando di mettere riparo. Se ieri sera (mercoledì 15 giugno), bene o male, si era riusciti a mettere finalmente un punto fermo sui risultati dei voti di lista, per quelli delle preferenze - se tutto va bene - bisognerà aspettare oggi. In pratica a quattro giorni dal voto non si sa ancora chi entrerà o meno nel prossimo consiglio comunale, anche se, numeri parziali alla mano, una previsione di massima è possibile farla.

 

In nessun altro comune italiano tra quelli interessati dal voto amministrativo, né tanto meno da quello referendario, si sono registrati i problemi di Viterbo. Ma da cosa è dipesa questa epic fail nazionale di cui si è resa protagonista la città dei papi? Cos’è che non ha funzionato nel lungo pomeriggio e poi nella successiva nottata dello spoglio? Molto, se non tutto. Le incongruenze, stando alle indiscrezioni, sarebbero state molte e in molti seggi, fino al caso estremo già citato all’inizio. Gli addetti ai seggi, e in particolare i presidenti, sono i principali imputati della debacle, anche se buttare la croce interamente addosso a loro sarebbe ingiusto. Di sicuro la giovane età e l’assoluta inesperienza hanno pesato: diversi presidenti sono stati chiamati all’ultimo minuto a sostituire i rinunciatari. In piccolo a Viterbo si è ripetuta la storia di Palermo, dove una cinquantina di presidenti hanno dato forfait costringendo il Comune a raschiare il fondo del barile per individuare i sostituti. Il problema è che le operazioni di scrutinio - soprattutto se avvengono in un clima teso o avvelenato perché in ballo c’è il governo della città e con i rappresentanti di lista pronti a fare le pulci a ogni scheda - sono un’operazione troppo delicata per essere affidata a persone totalmente inesperte. Eppure è ciò che avvenuto.

 

Se a ciò aggiungiamo il surplus di lavoro dovuto all’election day - e quindi all’inutile spoglio delle schede referendarie della notte precedente - si capisce con quale lucidità e serenità d’animo presidenti, segretari e scrutatori lunedì alle 14 abbiano iniziato la conta dei voti. Ciò non toglie che, a parità di condizioni, in nessun altra città, anche di dimensioni molto più grandi, in cui si è votato per le comunali, si sono verificati i problemi di Viterbo. Solo per dare un metro di paragone: a Parma, comune di quasi 200 mila abitanti, alle 20 di lunedì, erano già state scrutinate 143 sezioni su 204, quasi la metà, a fronte delle 4 su 66 del capoluogo della Tuscia. Il flop della macchina elettorale - sempre perché in Italia la situazione non è mai seria anche quando è grave - sui social è diventato inevitabilmente oggetto di ironie e sfottò. Come la vignetta con cui il re del cazzeggio Gianmaria Santucci ha paragonato l’interminabile spoglio delle schede a una tombolata.