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Viterbo, violenza sessuale. Operatore sanitario alla sbarra: udienza a luglio

V. T.
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Viterbo, rinviata al prossimo mese l’udienza del processo che vede imputato un trentenne, operatore tecnico assistenziale, che fu arrestato il 9 ottobre 2018 con l’accusa di violenza sessuale continuata e aggravata dalla minorata difesa di tre vittime, pazienti di una clinica del capoluogo che sporsero denuncia. L’operatore addetto all’assistenza all’epoca prestava servizio presso la casa di cura viterbese e fu tratto in arresto tre anni fa dagli uomini della squadra mobile, che condussero le indagini, coordinate dal pubblico ministero Eliana Dolce, ed è assistito dall’avvocato Marco Russo.

 

Il trentenne finì nei guai delle rivelazioni di tre donne, tutte quarantenni, che si costituirono parti civili nel dibattimento che si sta svolgendo a porte chiuse. Gli episodi addebitati all’operatore socio assistenziale si sarebbero consumati nell’estate dello stesso anno e sarebbero consistiti in molestie sessuali verbali, palpeggiamenti e sfioramenti alle parti intime. A fornire l’input alle indagini fu una delle tre donne, la quale a fine settembre 2018 si rivolse agli agenti della questura per denunciare i presunti abusi da lei subiti.

 

I racconti forniti da una delle presunte vittime e racchiusi in un filmato che, tuttavia, fecero dubitare sulla credibilità delle affermazioni condivise dalla donna, convinse il collegio del Tribunale di Viterbo a disporre una perizia psichiatrica integrativa volta a valutare la capacità della donna a testimoniare. In particolare, una delle parti offese, sarebbe affetta da disturbo paranoide, caratterizzato da diffidenza e sospettosità che spingono a interpretare le spiegazioni degli altri avverse alla la propria persona o alle persone che circondano il soggetto che soffre di tale problematica. Si torna in aula il 13 luglio per le deposizioni dei testimoni della difesa.