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Viterbo, violenza sessuale. Minaccia amica con taglierino poi abusa di lei in automobile, cinquantenne a processo

Condannato il romeno che aveva costretto una donna al sesso orale

Valeria Terranova
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Avrebbe costretto un’amica a un rapporto intimo puntandole un taglierino alla gola dopo averla fatta salire in macchina. Proseguirà in autunno il processo a carico di un sessantenne viterbese, accusato di avere abusato di una trentenne. L’episodio risale alla sera del 31 maggio 2017 e la donna denunciò il fatto al personale del pronto soccorso che provvide a segnalarlo ai poliziotti della questura, i quali si misero sulle tracce dell’uomo. Stando alle ricostruzioni, l’imputato avrebbe attirato la giovane amica con la scusa di trascorrere la serata in un locale in città, portandola invece in un luogo isolato e obbligandola a un rapporto sessuale orale minacciandola con un arnese tagliente.

 

La giovane raccontò la propria versione a dicembre del 2019 davanti al collegio ancora presieduto dal compianto giudice Gaetano Mautone. “Sono lesbica. Lui lo sapeva – riferì la ragazza-. Credevo fossimo amici. Gli volevo bene. Invece, mi mise giù la testa e mi minacciò con un taglierino. Eravamo in un bosco buio, pensavo fossimo andati a fumare. Alla fine mi sciacquai la bocca con un colluttorio come mi aveva detto di fare”. Nel corso delle udienze, nel frattempo slittate a causa della pandemia, fu sentito anche lo psichiatra Angelo Bruschi, attualmente primario del reparto di psichiatria dell’ospedale di Belcolle, al quale la parte offesa confidò l’accaduto. “Mi colpì il particolare del colluttorio. Conoscevo già la paziente, la quale soffre di un disturbo cronico di personalità. Era angosciata, ma consapevole di se stessa. Sono pratico di codici rosa, si sentiva sporca come succede alle vittime di violenza – sostenne lo specialista-. Il suo resoconto era lucido, congruo, verosimile, lineare. Non c’era uno stato di alterazione della coscienza o della realtà, confusione e costruzioni deliranti. Nulla, dal punto di vista clinico, per cui dovessi dubitare in merito a quanto da lei riportato”.

 

Il sessantenne, rappresentato dall’avvocato Francesco Massatani, nel corso della propria deposizione, rispondendo alle domande della pubblica accusa ha dichiarato tutt’altro. “Una vendetta, tra noi non c’è stato nessun rapporto sessuale – affermò l’accusato-. Lei voleva i soldi per le slot-machine e io avevo soltanto 5 euro”. Il dibattimento riprenderà il 18 ottobre con l’ascolto di un testimone della difesa.