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Viterbo, spettacolo di danza in costume bloccato a Tuscania: “E' osceno”

Alessio De Parri
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“Lo spettacolo è osceno, sospendetelo”. E così è stato. Ha dell’incredibile quanto accaduto venerdì sera, 10 giugno,  a Tuscania. Il sindaco Bartolacci e l’assessore alla cultura Nicolosi, dopo aver ricevuto una segnalazione anonima avrebbero chiesto al comandante della polizia locale di spedire un vigile urbano all’Anfiteatro Torre di Lavello per interrompere Genealogia, di Luna Cenere, spettacolo di danza appena iniziato. Il motivo? I sedici performers, provenienti da ogni parte d’Italia, indossavano costumi color carne - mutande e reggiseno le donne e shorts gli uomini -, che secondo quanto segnalato dall’esterno dell’anfiteatro, dove c’è il parco aperto al pubblico, sarebbero stati osceni, degni di creare scandalo e, evidentemente, di provocare la suscettibilità di qualcuno. Il progetto di danza proposto dall’associazione Vera Stasi, peraltro, era stato promosso dallo stesso Comune con il sostegno di Atcl Lazio, il circuito della Regione.

 

Le locandine, con tanto di protagonisti in costume, erano state affisse da almeno un paio di settimane per le vie del paese. Insomma, era ben nota la forma della rappresentazione all’aperto. “Quando l’organizzatrice dell’evento, Silvana Barbarini, è scesa nella cavea, ha annunciato al pubblico la sospensione e soprattutto i motivi che c’erano dietro non ci volevamo credere - racconta Graziana Pinto, una delle spettatrici -. Spettacoli di questo genere vengono rappresentati in tutto il mondo, così come spesso i danzatori indossano costumi che, anche se color carne, non evidenziano, come in questo caso, nulla di osceno, di scandaloso, di sporco o sgradevole. Gli artisti, infatti, si abbracciavano, rappresentavano forme con il loro corpo, ma questa è semplicemente danza, e la danza è una forma d’arte”. A fornire altri particolari è proprio Silvana Barbarini, che da anni a Tuscania promuove con la sua associazione culturale progetti legati alla danza e alle arti sceniche. “Il vigile si è presentato in biglietteria e mi ha detto che gli era stato dato l’ordine di interrompere lo spettacolo, visto che qualcuno aveva telefonato agli amministratori protestando per i costumi dei protagonisti, interpreti tutti maggiorenni, tendo a specificarlo. Prima di iniziare avevamo anche chiesto alle persone esterne all’anfiteatro la gentilezza di allontanarsi per non disturbare la rappresentazione, magari con grida o squilli di cellulare. Il parco è grande, chi non voleva guardare poteva benissimo allontanarsi. Peraltro in Geneaologia non c’è niente di osceno, di scabroso - ribadisce Silvana Barbarini -. Ci sono dei corpi in movimento che cercano una verità, una coscienza nel muoversi. Ho fatto di tutto per evitare di bloccare l’evento, anche una videochiamata in diretta all’assessore alla cultura per farle vedere che stavano prendendo un granchio, e invece non c’è stato nulla da fare. Questo spettacolo prima della pandemia è stato rappresentato a Rovereto, alla campana dei caduti, senza che nessuno protestasse”.

 

Poi Barbarini si rivolge direttamente a chi ha fatto la segnalazione: “Vorrei che il cittadino o i cittadini che hanno preso deciso di chiamare ci contattassero e parlassero con noi. Vorremmo spiegargli che questo spettacolo non è scandaloso, anche per i minori. Incontriamoci, magari alla presenza di sindaco e assessore alla cultura, perché vogliamo capire le ragioni di queste contestazioni e anche per evitare in futuro nuovi episodi, a dir poco spiacevoli come questo, che alla fine non fanno altro che penalizzare tutta la comunità”. Per la cronaca, dopo la sospensione, tra lo stupore e il malcontento dei circa trenta spettatori che avevano già acquistato il biglietto al costo di 10 euro, e che non hanno voluto essere rimborsati, gli organizzatori sono stati costretti a lasciare l’anfiteatro e a concludere la rappresentazione all’interno del Supercinema Tuscania. Al chiuso, lontano da occhi indiscreti.