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Viterbo, privati in Talete. I comitati per l'acqua pubblica preparano le carte bollate

Massimiliano Conti
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Il comitato Non ce la beviamo ha annunciato che impugnerà l’atto di indirizzo con il quale, nell’assemblea dell’Ato di aprile, i sindaci hanno dato via libera alla cessione del 40% delle quote di Talete. Ma intanto sulla strada che porta alla privatizzazione della società idrica c’è un’altra mina vacante, ed è la richiesta che il consigliere del M5S di Civita Castellana Valerio Biondi ha presentato al prefetto Antonio Cananà perché invalidi il Consiglio comunale di giovedì scorso in cui è stata approvata la modifica dello statuto di Talete, conditio sine qua non per la cessione delle quote. La stessa modifica poi votata all’indomani dalla maggioranza dei sindaci soci della spa nell’assemblea straordinaria di Talete. 

 


 

Biondi contesta all’amministrazione Giampieri la legittimità della seduta per via del mancato rispetto dei tre giorni tra la data di convocazione e lo svolgimento. La palla passa ora al rappresentante del governo, del quale in queste prime settimane dall’insediamento molti stanno scrutando i movimenti per capire se seguirà o meno la politica interventista del predecessore, Giovanni Bruno. Biondi ha chiesto al prefetto un “riscontro urgente” sulla validità della seduta. Pare però difficile che Cananà possa intervenire prima della data del ballottaggio del 26 giugno. Un eventuale invalidamento della seduta consiliare di Civita Castellana sarebbe infatti un’altra bomba sulle elezioni viterbesi, in un clima già piuttosto avvelenato. Annullare la delibera con cui il parlamentino di Civita Castellana ha votato la modifica dello statuto renderebbe infatti automaticamente nullo anche il voto del sindaco Luca Giampieri nell’assemblea straordinaria di Talete, ribaltando quindi il risultato e stoppando l’iter che porta alla privatizzazione. Il Comune civitonico detiene infatti il 5,33% delle quote della spa, ed è il terzo azionista dopo Palazzo dei Priori e Palazzo Gentili. Veder slittare tutto a dopo le elezioni significa, per gli iscritti al partito di Acea, rischiare di ritrovarsi il Comune capoluogo in mano a un sindaco e un’amministrazione pro gestione pubblica: si sono già espressi chiaramente contro i privati i candidati Frontini, Ciambella e Allegrini, sebbene quest’ultima appartenga allo stesso partito del sindaco di Civita Castellana Giampieri. Ma tant’è.

 

 

Biondi cita il comma 1 dell’articolo 50 del regolamento sul funzionamento del consiglio comunale, in base al quale è necessario, come detto, un termine minimo di 3 giorni liberi dalla data della convocazione per potere svolgere l’assemblea. “Su mia richiesta di chiarimenti, avanzata prima dell’avvio del consiglio comunale del 9 giugno – scrive il consigliere pentastellato al prefetto - mi è stato risposto dal sindaco, dal vicesindaco e dal vice segretario comunale che trattavasi di convocazione d’urgenza ai sensi del comma 3 del medesimo articolo (anche se nulla è riportato nella lettera di convocazione) Ai sensi del successivo comma 6 ho contestato le giustificazioni verbali avanzate, ovvero che le motivazioni d’urgenza sono riscontrabili nei temi posti all’ordine del giorno, in quanto, se da un lato è vero che i temi erano di imminente scadenza, è altresì vero che c’era tutto il tempo necessario per una convocazione che garantisse il regolare svolgimento del ruolo del consigliere comunale”.