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Viterbo, acqua. I sindaci danno il via libera ai privati in Talete

Massimiliano Conti
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Il colpo di mano è servito. Tutto come da copione all’assemblea straordinaria di Talete che ieri mattina, venerdì 10 giugno – a due giorni dalle elezioni amministrative - ha approvato la modifica dello statuto, propedeutica alla cessione ai privati del 40% delle quote. Si sono presentati all’appuntamento, con il via libera del Consiglio comunale in tasca, i sindaci rappresentanti un terzo delle azioni, soglia minima per avere il quorum. Il contestato punto all’ordine del giorno è passato a maggioranza (il terzo punto, relativo alla nuova ripartizione delle quote, è stato invece rinviato).

In mancanza del Comune capoluogo, attualmente commissariato, è stato decisivo il voto favorevole del sindaco di Civita Castellana, terzo socio con il 5,33% delle quote dopo Palazzo dei Priori e la Provincia. Hanno votato contro i comuni di Tarquinia (quarto socio), Soriano nel Cimino, Vasanello e Bomarzo. Mentre l’assemblea di Talete nella sala consiliare della Provincia spalancava la porta all’ingresso dei privati - probabilmente l’Acea (che pare sia una delle tre “misteriose” società che hanno risposto alla manifestazione di interesse, anche se in via Romiti mantengono il massimo riserbo sul segreto di Pulcinella) - sotto Palazzo Gentili, in via Saffi, andava in scena l’ennesimo sit-in per l’acqua pubblica organizzato dal comitato Non ce la beviamo, a cui hanno aderito anche i candidati a sindaco Chiara Frontini (Patto per Viterbo) e Carlo D’Ubaldo (Sinistra per Viterbo). Lo stesso comitato annuncia ora il ricorso alle carte bollate come ultimo ostacolo su una strada che appare ormai segnata: “Impugneremo non la modifica allo statuto votata oggi (ieri, ndr) – spiega Paola Celletti - che è un passaggio tecnico, ma l’atto di indirizzo politico che ne sta a monte, quello votato dall’assemblea dell’Ato ad aprile”. La forzatura, secondo Celletti, è stata infatti compiuta in quell’occasione, perché i sindaci si sono espressi a favore dell’ingresso dei privati senza avere preventivamente consultato i consigli comunali, che sono gli organi sovrani, come invece è stato fatto per questa modifica statutaria.

 

“I candidati Frontini e D’Ubaldo – continua Celletti – si sono impegnati a sostenere il ricorso”. L’altra forzatura, secondo il comitato, è ’aver convocato questa assemblea straordinaria due giorni prima del voto amministrativo a Viterbo, contando quindi sull’assenza annunciata (che di fatto si è trasformato in un silenzio-assenso) dell’azionista di maggioranza relativa (Palazzo dei Priori detiene oltre il 20% delle quote). Non ha partecipato alla votazione anche il sindaco di Ronciglione, in quanto sprovvisto – essendo la sua amministrazione in scadenza - della necessaria delibera consiliare. Il leit motiv ripetuto fino alla nausea da tutti i sindaci folgorati sulla via che porta a piazzale Ostiense è che ai privati non ci sono alternative, se non il fallimento di Talete. Una via che secondo il comitato porta più che altro a un aumento delle tariffe e a una qualità addirittura peggiore del servizio: “Guardiamo quello che sta succedendo nel’Ato 5 di Frosinone gestito da Acea – conclude Celletti - dove, senza avere il problema arsenico, ci sono le bollette più care del Lazio, una dispersione idrica tra le più alte d’’Italia e dove sono sorti comitati che chiedono a gran voce la ripubblicizzazione dell’acqua”. Intanto la Regione Lazio ha provveduto a commissariare altri 14 comuni della Tuscia che non hanno ancora ceduto il servizio idrico a Talete: Bassano in Teverina, Castiglione in Teverina, Cellere, Civitella d’Agliano, Gallese, Ischia di Castro, Lubriano, Onano, Orte, Bassano Romano, Gradoli, Latera, Vasanello e Vitorchiano. Questi paesi vanno ad aggiungersi ai 9 nei confronti dei quali la giunta Zingaretti ha già esercitato nei mesi scorsi i poteri sostitutivi. Per la cronaca, i comuni soci di Talete sono in totale 51 e comprendono anche alcuni di quelli che non hanno ancora ceduto il servizio.