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Viterbo, ex comandante carabinieri di Grotte di Castro rubava il gas della caserma, le accuse in prescrizione

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A distanza di 12 anni, martedì si è concluso per intervenuta prescrizione il processo a carico di Angelo Benfante, ex comandante della stazione dei carabinieri di Grotte di Castro, finito a giudizio con l’accusa di peculato. I fatti che sono stati per lungo tempo contestati all’uomo, difeso dall’avvocato Angelo Di Silvio, risalgono al 2010 e il 2013. Nel frattempo però nell’agosto del 2011 il militare fu arrestato per droga e lasciò definitivamente l’appartamento di servizio il 3 dicembre dello stesso anno. Fino al febbraio del 2013 l’abitazione dunque rimase sfitta, in quanto il sottotetto era stato sequestrato a seguito del ritrovamento di una serra adibita alla coltivazione di marijuana e proprio in quel periodo, quando subentrò il nuovo comandante, che intraprese nuovi interventi in vista del proprio trasloco, venne rinvenuto un bypass che deviava la fornitura di gas della caserma andando a approvvigionare l’alloggio dell’ex comandante, che pertanto fu accusato di aver manomesso il contatore dell’utenza. Il bypass fu scoperto nove anni fa, all’arrivo del successore di Benfante, ma nessun testimone vide l’ex militare realizzarlo.

 

“Dal 2008, dopo la morte di mio padre che viveva con noi abbiamo fatto fare dei lavori nell’alloggio per installare una stufa a legna. Per l’acqua corrente avevamo uno scaldabagno e per cucinare avevamo la bombola del gas, perché la cucina era predisposta così. Quindi eravamo autonomi”, ha riferito la moglie di Benfante davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco lo scorso aprile, confermando pertanto la versione resa dal coniuge.

 

In merito alla popolare “scatola” posta nel cortile, sotto la quale fu scoperto il bypass, ha invece chiarito che si trattava di una copertura installata per evitare che il cane di famiglia, un molosso di taglia grande, potesse mordere i tubi di rame danneggiando l’impianto”