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Viterbo, acqua. Bengasi Battisti: “No ingresso privati in Talete”

P. D.
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“No alla privatizzazione dell’acqua. La respingiamo con lo stesso orgoglio e la stessa determinazione con le quali sventolavamo le bandiere dell’acqua pubblica”. A parlare è Bengasi Battisti, del Coordinamento nazionale Enti locali per l’acqua pubblica, che esce allo scoperto alla vigilia dell’assemblea, in programma oggi, con cui si deciderà sulla privatizzazione di Talete. “Una certa partitocrazia chiede l’ingresso dei privati nella gestione delle acque del Viterbese - esordisce Battisti -, per trasformare la Talete definitivamente e irrevocabilmente in luogo di mercificazione del bene comune. Per questo i consigli comunali dei centri della Tuscia dovranno modificare lo statuto e i consiglieri saranno chiamati nei prossimi giorni a votare l’inopportuna proposta. Alzare la mano per approvare l'ingresso dei privati significa tradire quella straordinaria stagione referendaria che affermò acqua bene comune e fuori dal mercato. Quelle stesse mani che sventolavano le bandiere dei Sì per l’acqua pubblica oggi vengono chiamate per tradire gli italiani che votarono compatti e convinti”.

 

“La Talete - prosegue Battisti -, dovrebbe invece scomparire nella sua forma di soggetto di diritto privato lasciando il posto a una gestione pubblica, dove la fiscalità possa abbattere gli enormi costi aggiuntivi derivanti dalla dearsenificazione. Quando la Regione fu chiamata a suddividere il territorio in bacini idrici per la gestione ottimale del ciclo delle acque in ottemperanza alla legge Galli, in maniera incongrua, approssimativa e superficiale individuò la Tuscia quale unica unità gestionale, determinando di fatto le condizioni per la sua debolezza. In questo scellerato bacino sono concentrate quasi la totalità delle fonti laziali con arsenico e la sola bonifica costa 15 milioni l’anno, caricati sulla tariffa e conseguentemente nelle tasche dei cittadini. Basta con Talete - conclude Battisti -: avviamo una nuova forma di gestione di diritto pubblico su base idrografica affinché i costi aggiuntivi gestionali possano essere coperti dalla fiscalità generale. Alziamo la mano nei consigli comunali per chiedere la ripubblicizzazione della Talete eliminando sperperi e introducendo la democrazia”.