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Viterbo, acqua. Le quote di Talete ai privati, le decisione dei sindaci

Talete Gli uffici nella sede di via Romiti

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L’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua della Tuscia è sempre più vicino. Domani mattina i sindaci-soci della Talete saranno chiamati a ratificare la modifica dello statuto della società, finora interamente pubblica, per consentire la vendita del 40% delle quote. Un’operazione a tratti disperata che ha lo scopo di evitare il fallimento della società. A nulla sono serviti gli appelli di comitati, consiglieri comunali e alcuni candidati sindaci che corrono per Palazzo dei Priori. Domani mattina, 10 giugno, invece i sindaci si riuniranno per ratificare le modifiche regolamentari che servono a preparare la vendita delle quote ai privati. Anche perché quella di finire tra le braccia dei privati appare l’unica strada per evitare di portare i libri in tribunale. Insomma, la macchina non si ferma.
Così a chi si è sempre battuto per l’acqua pubblica, come il comitato “Non ce la beviamo” non è rimasto che urlare ancora una volta il dissenso contro l’operazione destinata a far entrare i privati all’interno della società. Il comitato ha organizzato un presidio di difesa dell’acqua pubblica in via Saffi proprio davanti a Palazzo Gentili dove i sindaci sono chiamati a decidere sulle modifiche allo statuto di Talete. 

 


 

“Forse è l’ultima occasione di cui possiamo disporre per fermare, o quanto meno interrompere e rinviare, un processo di privatizzazione di un bene pubblico prioritario, che una volta avviato produrrà conseguenze negative per tutta la cittadinanza”, dicono dal coordinamento dei comitati aggiungendo che il tutto “viene fatto a due giorni dalle elezioni comunali, con il Comune di Viterbo commissariato,e con una tambureggiante convocazione dei Consigli Comunali, che, più che assicurare una discussione e un confronto su un argomento così importante, sembra orientata a mettere gli stessi consiglieri comunali di fronte a un fatto compiuto”.

 

 

Per “Non ce la beviamo” si tratta di nun vero e proprio “furto di democrazia”: “Vogliamo qui ricordare che non più tardi di tre anni fa moltissimi Consigli Comunali della provincia, compreso Viterbo, hanno votato all’unanimità contro l’ingresso di soci privati nella gestione del servizio idrico”. Per il comitato si tratta di un grosso affare, soprattutto per il privato che entra: “In termini finanziari questo significa che, ammontando il capitale sociale di Talete a 465.000 euro, il privato potrà diventare il socio largamente maggioritario con 186.000 euro. In pratica con il costo equivalente a quello di un appartamento medio, il privato si troverà a gestire una società che solamente di bollette fattura 37 milioni di euro.Noi ci opporremo con tutte le nostre forze, e fintanto che sarà possibile, alla privatizzazione di un bene pubblico per eccellenza quale è l’acqua”.