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Viterbo, rapinò anziano fingendosi fruttivendolo. Condannato a 6 anni

Valeria Terranova
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Condannato a 6 anni un trentenne di origini campane, membro di una coppia di rapinatori, che tre anni fa rapinò un ottantenne con la scusa di una cassetta di frutta a buon prezzo. A raccontare l’episodio, davanti al collegio presieduto dal giudice Turco, la parte offesa, un falegname 83enne, residente a Bassano in Teverina, il quale il 21 giugno del 2019 fu avvicinato da due individui a bordo di un furgoncino Fiat Doblò bianco, i quali si fermarono di fronte alla sua falegnameria. “Uno dei venditori ambulanti, un ragazzo sulla trentina, scese dal mezzo e si presentò come il figlio di un operaio che in passato lavorò per diversi anni in paese e che era conosciuto come ‘il calabrese’ – ha riferito l’artigiano -. Ricordo che questo ragazzo aveva un braccio offeso e, iniziando a scaricare un paio di cassette di finocchi e pesche, mi disse che aveva aperto un negozio di frutta e verdura a Orte, chiedendomi infine di acquistare la terza per 20 euro".

"Quando tirai fuori il portafogli, dove avevo conservato 300 euro per pagare l’Imu, mi colpì al petto e mi rubò l’intera somma, cercando di raggiungere il furgoncino, ma proprio in quel momento sopraggiunse mio nipote che nel frattempo era salito in casa a prendere delle bottiglie d’acqua su richiesta dei due falsi commercianti. Cercai di non lasciarli andare aggrappandomi allo sportello, ma l’autista cominciò a dare gas e mi trascinò per qualche metro facendomi strisciare un braccio sul muro di cinta dell’abitazione accanto. In quel momento mollai la presa per paura di essere schiacciato. Tuttavia mio nipote prontamente riuscì a prendere il numero di targa e chiamò i carabinieri”.

In seguito, l’ottantenne ha riconosciuto il bandito tra le immagini comprese nel catalogo fotografico che gli è stato mostrato in aula. Dalle verifiche condotte dagli inquirenti emersero a carico del rapinatore precedenti analoghi e colpi messi a segno con le stesse modalità non solo tra il viterbese e la capitale, ma anche in diverse località, dal centro al nord Italia. Al termine della discussione e della camera di consiglio, il verdetto emesso dal terzetto collegiale ha condannato il trentenne a 6 anni e al pagamento di una multa di 1.500 euro.