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Viterbo, strage di piccioni in centro. Mistero sulle cause

Alessio De Parri
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Piccioni morti ovunque. Centro storico come un cimitero, è una strage: decine e decine di volatili privi di vita sono stati rinvenuti negli ultimi giorni da via Saffi a Corso Italia, da via Marconi a piazza della Rocca, da via Cardinal La Fontaine a piazza del Gesù, tanto per citare le zone più conosciute della città, senza contare vicoli e viuzze, soprattutto nel quartiere medievale, dove le colonie abbondano da anni. Se ne trovano stecchiti, a volte agonizzanti, in altri casi versano in condizioni orribili. Perché stanno morendo?

Sugli immancabili social si sono subito moltiplicate le più disparate ipotesi all’origine di questa strana morìa di inizio estate, molto spesso avanzate da chi ne sa poco o nulla in materia. Visto che i piccioni, si sa, sporcano e sono trasmettitori di malattie ma anche di parassiti come pulci e zecche, c’è il sospetto che qualcuno li stia uccidendo con il mangime avvelenato. Possibile - il triste fenomeno d’altra parte non è mai tramontato -, anche se si tratterebbe di uno sterminio di massa molto ben architettato, dato che non c’è una zona in centro dove non spuntino carcasse a terra con una cadenza quotidiana. E poi in quel caso ci sarebbero conseguenze letali anche per gatti e cani che dovessero entrare in contatto con i volatili morti. C’è invece chi parla di piccioni disidratati, che morirebbero di sete vista la mancanza di acqua nelle fontane pubbliche. L’ultima ipotesi, quella più verosimile, la avanza invece Gianni Valenti, volontario della Lipu di Viterbo, che da sempre si prende cura dei volatili.

Anche a lui sono arrivate decine di segnalazioni e quando lo interpelliamo la faccenda non lo coglie alla sprovvista. “So quello che sta succedendo - afferma -. E’ possibile che la morte dei piccioni sia riconducibile alla malattia di Newcastle, che di solito colpisce i volatili nei periodi più caldi dell’anno e che sta imperversando anche in altre città. E’ una malattia endemica, che però raramente si trasmette all’uomo. In pratica il piccione ha un’infezione polmonare che lo porta lentamente alla morte”. “Nei prossimi giorni invierò una segnalazione all’ufficio igiene pubblica della Asl - annuncia il comandante della polizia locale, Mauro Vinciotti -, in modo che i sanitari possano prelevare alcune carcasse e trasferirle all’Istituto zooprofilattico”. Solo un esame, infatti, può fugare i dubbi e accertare la causa dei decessi, come avvenuto qualche mese fa in alcuni comuni del pesarese. In quel caso la morìa di piccioni fu provocata alla malattia di Newcatle, sarà così anche a Viterbo?