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Viterbo, omicidio piccolo Matias. Lo psichiatra: "Tomkow dopo il delitto era lucido"

Valeria Terranova
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“Tomkow era lucido e non annebbiato dall’alcol”. Così si è espresso ieri durante la propria deposizione davanti alla Corte d’Assise il dottor Angelo Bruschi, primario del reparto psichiatria di Belcolle che ha visitato in due occasioni Mirko Tomkow, manovale 44enne polacco, che il 16 novembre ha ucciso il figlio Matias, nell’appartamento nel quale il piccolo viveva con la madre a Cura. “Quando a fine ottobre 2021 fu ricoverato in psichiatria era risultato positivo al Covid e prima di decidere se mandarlo nel reparto preposto o in psichiatria abbiamo dovuto vederlo più volte – ha riferito il medico-. Lo abbiamo tenuto in osservazione e dunque ha passato un giorno e mezzo nel reparto covid di appoggio a psichiatria. Ci ho parlato a lungo e dopo aver escluso ogni competenza psichiatrica è stato trasferito in una struttura adeguata al trattamento del virus".

 

"Il 26 ottobre in particolare fu visitato da più colleghi e disse testualmente ‘io non mi volevo ammazzare, non ricordo di aver mandato le foto in cui simulavo il suicidio, oggi ho bevuto tantissimo. Ho un divieto di avvicinamento a mia moglie e mio figlio, non lo vedo da 2 mesi perché non vivo più a casa mia’. Dunque a mio avviso quelle immagini erano state inoltrate con un puro intento mistificatorio per attirare l’attenzione dei familiari. La sera in cui l’ho visitato dopo il fatto notai un atteggiamento più distaccato, era lucido. Tomkow non ha patologie psichiatriche, a parte l’assunzione cronica di alcol. L’intossicazione alcolica può essere una spinta ad agire in maniera violenta, ma non è un’attenuante. Non possiamo considerare l’alcolismo come attenuante, anzi in letteratura è descritto come spinta ad agire. Il metabolismo di un soggetto che abitualmente consuma sostanze alcoliche non è lo stesso di chi le assume saltuariamente. Era lucido e non era annebbiato dall’alcol”.

Nel corso dell’udienza l’avvocato Michele Ranucci, che difende Mariola e Marcella Rapaj, e Ubaldo Marcelli, rispettivamente madre, zia e zio del bimbo, ha depositato dei certificati medici prodotti dai medici del dipartimento di salute mentale della Asl attestanti l’impossibilità di testimoniare di Mariola e Marcella Rapaj per via delle condizioni di fragilità in cui versano attualmente che non consentono loro di affrontare un interrogatorio. I difensori dell’imputato, accusato di omicidio volontario aggravato, si sono opposti all’acquisizione del verbale di sommarie informazioni che racchiude le dichiarazioni della madre di Matias, scelta duramente commentata dal legale delle parti civili. “L’ascolto di Mariola è stata una presa di posizione della difesa discutibile, sicuramente non condivisibile – ha affermato a tale proposito Ranucci -. Mariola ad oggi non è una persona in grado di ripercorrere il momento in cui è entrata in quella casa. Tra l’altro si insiste nel sentirla lo stesso giorno in cui l’imputato dovrebbe rendere il proprio esame. Quindi la violenza è doppia sia nell’ascolto, sia nell’immediatezza dell’interrogatorio del carnefice del figlio. La signora Rapaj lunedì 27 giugno vi garantisco che non sarà presente”.