Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, sanità e politica. Bianchini: "Un sistema da smontare"

Mattia Ugolini
  • a
  • a
  • a

“In molte Asl, l’appartenenza ad un partito, a prescindere da quale sia, scavalca la meritocrazia. Nella nostra regione c’è uno schema ben preciso, i dipendenti che hanno subito pressioni abbiano il coraggio di denunciare”. 
Così Paolo Bianchini, ex amministratore di Comune e Provincia, ora responsabile nazionale del dipartimento turismo ed ospitalità di Italexit. Il partito di Paragone è stato il primo a intervenire sulle presunte pressioni esercitate sui dipendenti Asl al fine di candidarli nelle liste del Pd. Cardona ha chiesto infatti alla candidata di centrosinistra di chiarire la sua posizione, appello a cui si associa Bianchini: “Penso che questo sia un problema che non va affrontato solo dal punto vista dell’ipotetico reato, ma soprattutto da quello dell’etica politica. Se vogliamo fare gli ipocriti è un conto, altrimenti dobbiamo dire che il nostro Sistema sanitario nazionale, per gran parte, è gestito non per meritocrazia, ma per appartenenza politica. E, dunque, non mi meraviglio di quello che è stato detto in questi giorni”. 

 

Il leader di Mio Italia prosegue: “Non spetta a me giudicare, ma mi pongo una domanda nel momento in cui vedo 40 persone che lavorano in Asl candidate nello stesso partito. Se si pensa di poter gestire il sistema salute come fatto fino ad oggi, si rischia di concedere terreno fertile per la creazione di eventuali sistemi clientelari. La differenza la fa il buon governo: quando in Provincia mi occupavo di formazione professionale, ho fatto bandi per 9 milioni e non ci sono mai stati né accessi agli atti, né ombre su scelte politiche sospette. In Regione, ora, c’è invece uno schema ben preciso”. 
Bianchini entra nel merito: “In tutt’Italia, le Asl sono gestite, tramite le Regioni, con consiglieri del territorio che hanno voce in capitolo, seppur indirettamente, sulle dinamiche interne all’azienda. E può capitare che si prediliga l’appartenenza al merito. Troppi medici non hanno fatto carriera, pur meritandolo, perché non avevano una tessera in tasca, a prescindere dal partito. Come è successo in occasione dell’attacco al settore agroalimentare, nessun partito sta muovendo un dito per smuovere questo sistema che riguarda la sanità ed esiste in tutto il Paese. Forse, questa è una mia supposizione, tanti bravi medici, infermieri, sanitari ed amministrativi dovrebbero avere il coraggio di dire quello che hanno subito, invece di tacere”. 

 


 

“Nel Lazio - conclude - c’è Zingaretti e guai a chi lo tocca, perché significherebbe toccare il vertice del Pd. La mia etica mi porta a dire che i medici, i quali curano i cittadini, debbano rimanere fuori dalla gestione politica degli enti locali e nel caso in cui scelgano di candidarsi liberamente abbiano il coraggio di dimettersi per non inficiare il rapporto medico paziente. Stesso identico discorso ritengo applicabile anche per i magistrati”.