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Viterbo Covid, incremento record dei contagi nella Tuscia

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Massimiliano Conti
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Proprio nei giorni in cui la Asl ha deciso di sospendere il bollettino quotidiano per cessata emergenza, il Covid a Viterbo rialza la testa. Venerdì l’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato ha dato gli ultimi numeri: nella nostra provincia solo 20 nuovi casi e due decessi. Senza specificare nulla di più: numero di tamponi effettuati o età delle persone decedute. Sull’informazione dell’era pandemica sta insomma calando il sipario. Peccato che l’esperienza ma anche altri numeri, come quelli della Fondazione Gimbe - secondo cui Viterbo è la provincia con il maggior incremento di casi d’Italia - raccontino tutta un’altra storia. 

 

Alzi la mano chi, nella Tuscia, non ha qualche familiare, parente o amico contagiato. E alzi la mano chi, nella nostra provincia, non ha qualche familiare, parente o amico con sintomi - mal di gola, tosse, febbre, stanchezza, inappetenza - riconducibili al Covid ma che non si è sottoposto a tampone. Il problema è proprio questo. Sono sempre meno le persone che fanno i test, antigenici o molecolari, in laboratorio o fai da te. La soglia di allerta da parte della popolazione, con la scomparsa del Covid dalle prime pagine dei giornali, dei telegiornali e dei siti, è praticamente crollata. Di mascherine in giro se ne vedono sempre meno, anche perché con il caldo torrido di questo periodo indossarle è sempre più fastidioso. E quelle che si vedono in giro, dai supermercati alle scuole, sono quasi sempre abbassate. I risultati, almeno in provincia di Viterbo, sono un incremento dei casi non intercettato dai bollettini sanitari quotidiani, ma rilevato come detto dalla Fondazione Gimbe.

 

 

Il monitoraggio indipendente dell’istituzione presieduta da Nino Cartabellotta nella settimana tra il 25 e il 31 maggio, come riportava un’Ansa alcuni giorni fa, ha registrato in provincia di Viterbo un aumento record dei contagi: +13,5%. Il più alto d’Italia. Subito dopo c’è Catania con un +9,9%. Si tratta di un dato in netta controtendenza rispetto a quello nazionale, che, sempre nella stessa settimana, ha visto un crollo del 23,7% del numero degli italiani contagiati. “I nuovi casi settimanali - ha spiegato Cartabellotta - continuano a scendere attestandosi intorno a quota 132 mila con una media mobile a 7 giorni di poco inferiore ai 19 mila casi giornalieri”. Da cosa dipenda questa anomalia viterbese rispetto all’andamento generale non è chiaro. Difficile addebitare il fenomeno alla leggerezza dei cittadini, i cui comportamenti finora non si sono rivelati né più né meno accorti o corretti di quelli del resto d’Italia. Ed è difficile chiamare in causa anche il crollo delle vaccinazioni, perché anche in questo caso i dati viterbesi non si discostano da quelli nazionali. Sempre la Fondazione Gimbe parla infatti di campagna vaccinale al palo: quasi 7 milioni di persone non sono vaccinate, di cui 2,87 non immunizzate ma guarite e temporaneamente protette e altre 4,6 milioni sono senza la terza dose. Precipitano le somministrazioni per la quarta dose agli immunocompromessi (-19,3%) e altri fragili (-17,5%).Di sicuro c’è che questa recrudescenza di contagi in provincia di Viterbo, in un momento di allentamento delle restrizioni, non è un buon viatico in vista dell’autunno. Quando il virus, almeno secondo le previsioni della gran parte degli esperti, tornerà probabilmente a mordere in modo più aggressivo.