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Viterbo, corsa contro il tempo per vendere Talete

Talete Gli uffici nella sede di via Romiti

Massimiliano Conti
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L’incognita più grande riguarda Palazzo dei Priori, maggior azionista di Talete, attualmente commissariato. Negli altri 59 comuni della Tuscia è invece corsa contro il tempo e contro gli ostacoli per arrivare alla data del 10 giugno - giorno in cui è convocata l’assemblea straordinaria dei soci di Talete - con le modifiche allo statuto della spa approvate. Condizione necessaria e forse sufficiente per cedere ai privati il 40% delle quote e quindi per salvare dal fallimento - forse - il carrozzone di via Romiti. Martedì scorso a dare il “buon esempio” ha cominciato il consiglio provinciale: la modifica statutaria è passata con 8 voti favorevoli e 3 contrari. Hanno votato sì praticamente tutti i partiti (Pd, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia), con le uniche eccezioni della lista Beni comuni rappresentata da Fabio Valentini e di Tuscia Tricolore con il consigliere Antonio Porri. La linea l’hanno dettata i due “dioscuri” di Palazzo Gentili, il presidente forzista Alessandro Romoli e il vice dem Pietro Nocchi: all’ingresso dei privati (si scrive privati ma si legge Acea) in Talete non c’è alternativa, se non il fallimento con il conseguente trasferimento del debito accumulato dall’azienda sui bilanci dei comuni soci.

Una linea che deve però fare i conti con un vasto e trasversale movimento di resistenza che attraversa i consigli comunali e gli stessi partiti. Tradotto: le delibere che dovranno essere approvate di qui al 9 giugno nei vari parlamentini locali non avranno vita facile. Come chiarito dallo stesso amministratore unico di Talete Salvatore Genova, la conditio sine qua non per dare via libera all’iter di cessione delle quote è il voto favorevole dei consigli comunali. Ergo: il 10 giugno potranno esprimersi solo quei sindaci, o loro delegati, che si presenteranno all’assemblea muniti di delibera. Lo sa bene il commissario straordinario Antonella Scolamiero, che potrebbe esercitare forse i poteri sostitutivi del consiglio comunale ma che sicuramente avrebbe voluto evitarsi quest’ultima rogna di fine incarico.

“Stiamo valutando il da farsi con la presidenza della Regione Lazio”, riferisce Scolamiero. Che probabilmente, in mancanza di un mandato politico consiliare, si asterrà. Tra gli altri soci più importanti, è infatti scontato il voto favorevole della Provincia, quello del Comune di Montefiascone e quello del Comune di Civita Castellana. Si è già portato avanti il lavoro il sindaco di Nepi Franco Vita, che già la settimana scorsa ha fatto votare al parlamentino di Palazzo del Vignola le modifiche statutarie. Resta contrario alla privatizzazione invece il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi Pare che, a mo’ di provocazione, abbia addirittura confidato a qualcuno di essere pronto a comprarselo lui, come Comune di Tarquinia, il 40% delle quote.