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Viterbo, medico morto dopo colpo di pistola in bocca: oggi l'autopsia, indagini su eventuali responsabilità

Beatrice Masci
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“Se una persona sta passando un momento difficile nella vita, e credetemi, può capitare a tutti, avere una pistola può essere un’allettante scorciatoia”: è un passaggio di un lungo post a firma di Stefano Scatena, psicoterapeuta, affidato a Facebook per ricordare il dottor Alireza Hafez Taghva, morto sabato pomeriggio 28 maggio, al poligono di tiro di Tuscania, per un colpo di pistola al volto. 
Le indagini sono ancora in corso, perché i punti da chiarire sono tanti, ma appare ormai certo che si sia trattato di un gesto volontario. Sul fatto la Procura di Viterbo ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti. Tuttavia non si esclude possano esserci delle precise responsabilità, soprattutto per quanto concerne l’omesso controllo. In primo luogo dell’arma lasciata evidentemente incustodita, visto che il medico è riuscito ad afferrarla e spararsi in bocca prima che qualcuno riuscisse a bloccarlo. Il fascicolo d’indagine è dunque un atto necessario e dovuto per fare chiarezza sulla tragedia.

 

Qualche certezza in più potrà arrivare dai risultati dell’esame autoptico, fissato per oggi pomeriggio. Il colpo mortale, secondo la ricostruzione data ormai per cerca, è stato esploso dalla pistola di un suo amico, con il quale il medico era arrivato nella struttura situata sulla Vetrallese. 
Una questione di attimi, ripresi, a quanto pare, da una telecamera. Quello che è certo è che la tragedia si è consumata sulla linea di tiro, dunque all’aperto. 
La pistola, una semiautomatica marca Glok, apparteneva al suo amico, ed era regolarmente denunciata. Secondo la ricostruzione dei carabinieri di Tuscania, il 60enne Hafez Taghva si è sparato in bocca. E’ stato soccorso immediatamente e quando è arrivato al pronto soccorso di Belcolle era ancora vivo, ma le sue condizioni erano gravissime. Tanto che poco dopo i medici si sono dovuti arrendere all’evidenza. Non aveva il porto d’armi, per questo al poligono di tiro era senza pistola. 

 


 

“Io propendo per un incidente - prosegue il post del dottor Scatena - ma la mia analisi non fa testo: sono emotivamente coinvolto. Era un compagno d’armi. Già, le armi: io le odio, lui era legato ad esse forse perché aveva combattuto da giovane nella sua terra natale, l’Iran. Quanta tristezza. Ciao Reza, sempre nel mio cuore, guerriero del bene”. 
In questa tragedia, che ha scosso moltissime persone, passano in secondo piano i motivi che hanno indotto Alireza Hafez Taghva a girare l’arma verso il suo viso, tuttavia, pare che il medico attraversasse da qualche tempo un periodo difficile, come ricorda anche il suo amico nel lungo post di commiato. Nei prossimi giorni il corpo sarà restituito ai familiari per l’ultimo saluto.