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Viterbo, morto suicida in carcere. Inchiesta sui magistrati viterbesi: "Atteggiamento di rifiuto doloso”

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Si allarga l’indagine della Procura di Perugia sui magistrati di Viterbo per presunta omissione di indagine in merito agli esposti presentati dal garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, per pestaggi e maltrattamenti che si sarebbero consumati all’interno del penitenziario di Mammagialla
Sotto la lente dei magistrati umbri, oltre ai pm, è infatti finito anche il giudice che rinviò al 2024 l’udienza sull’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dai parenti di Hassan Sharaf, l’egiziano 21enne morto a Belcolle dopo aver tentato il suicidio in cella. L’udienza, dopo le polemiche suscitate su scala nazionale, che indussero il giudice ad anticiparne la data, si è svolta lo scorso febbraio, ma inizialmente era stata appunto fissata al 2024. 

 

Otto gli episodi di violenza, dei quali sarebbero stati vittima altrettanti detenuti, fra i quali lo stesso Hassan Sharaf, finiti all’attenzione del gip di Perugia Valerio D’Andria, il quale, archiviando l’inchiesta sul pm viterbese Franco Pacifici (limitatamente alle indagini su Sharaf), ha chiesto ai pm perugini di far luce, come detto, sull’omesso avvio di procedimenti penali.
Per quanto concerne il giudice che fissò l’udienza al 2024 “si osserva - scrive D’Andria - che l’indicazione di una data di trattazione dell’opposizione all’archiviazione, distante circa cinque anni rispetto al pervenimento del fascicolo presso gli uffici, e circa quattro anni dal momento in cui gli atti risultano trasmessi al giudice per la fissazione dell’udienza, configura un rifiuto di compiere un atto doveroso che si sarebbe dovuto compiere senza ritardo per ragioni di giustizia. Nel caso di specie - spiega ancora il gip di Perugia - la singolare decisione di tenere l’udienza a distanza di quattro anni dal momento in cui viene sottoscritto il decreto di fissazione è fortemente indicativa di un atteggiamento di rifiuto doloso e, salvi i successivi necessari approfondimenti, non appare riferibile né ad una mera superficialità, né a problemi di arretrato dell’ufficio”. 

 

 

A questo punto, il gip evidenzia un altro nodo da sciogliere che riguarda un tassello mancante, ritenuto fondamentale nell’ambito dell’intera vicenda. “Il decreto di fissazione dell’udienza presente in atti non contiene l’indicazione del magistrato firmatario - specifica D’Andria -, dovranno dunque compiersi accertamenti in questo senso al fine di identificare il pubblico ufficiale a cui è riferibile l’atto”. 
“Inammissibile il rinvio al 2024 dell’udienza sul suicidio in carcere di Hassan Sharaf”, riferì a tale proposito, a ottobre 2021, Stefano Anastasia, durissimo nel commentare a caldo la posticipazione alle calende greche della seduta prevista davanti al gip, durante la quale si sarebbe dovuto stabilire se riaprire o meno le investigazioni sulla morte del 21enne egiziano. Come si ricorderà, il 10 dicembre scorso il dossier dell’inchiesta principale è stato avocato dalla Procura Generale di Roma che, prendendo in mano le redini della situazione, ha inoltre revocato la richiesta di archiviazione promossa dalla Procura di Viterbo il 15 maggio del 2019.