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Viterbo, elezioni comunali. La grande incognita del voto disgiunto

Roberto Pomi
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Voto disgiunto come se piovesse. Sarebbe questo - sempre se si riveleranno vere le previsioni dei tanti candidati che lo stanno proponendo ai cittadini - uno degli elementi d’incognita che potrebbe condizionare maggiormente il risultato del primo tempo della partita elettorale per Palazzo dei Priori. D’altra parte, con otto pretendenti alla carica di sindaco, sembra scontata la necessità di ricorso al ballottaggio, così come la presenza di 724 candidati a consigliere rende la caccia al consenso particolarmente dura e complicata. 
A ingarbugliare la situazione uno scenario dove troviamo pezzi di mondo di una certa ideologia protagonisti di un cambio di fronte ideologico importante. 

 

Il caso più significativo è rappresentato dalla lista Viterbo Cresce, che sicuramente ha al suo interno volti noti della politica locale che in passato hanno fatto incetta di preferenze. Si pensi ad Elpidio Micci, entrato nella lista dei ribelli di FI alleatisi con il Pd. Nel 2018, fu determinante per la vittoria di Arena grazie a 800 preferenze personali fabbricate con il dialogo e la disponibilità quotidiana in quel di Grotte Santo Stefano e frazioni limitrofe. Oggi, come Arena, Bugiotti e Lotti, sostiene Alessandra Troncarelli. Ne deriva una situazione, per lui, molto complicata: come riuscire a travasare nel centrosinistra il suo bacino storico di elettori che lo hanno sempre seguito votando centrodestra?

 

 

Ma Micci è solo l’esempio più evidente di questo fenomeno. Sicché, tutti quelli che si trovano nella sua stessa situazione hanno solo una possibilità per non farsi scappare le preferenze del proprio elettorato di riferimento: appunto, il voto disgiunto, di cui non a caso parlano in questi giorni candidati a consigliere di quasi tutte le liste. In particolare, nel centrodestra spaccato ci potrebbero essere molti elettori legati storicamente a questo o quel candidato che non condividono però la scelta del sindaco, preferendo optare per uno dei due di area: Ubertini e Allegrini. Allo stesso modo, alcune liste risultano composte da candidati a consigliere piuttosto fragili, cioè che non tirano, mentre il sindaco piace. Anche in questo caso, l’elettore potrebbe decidere di votare un consigliere di uno schieramenti e il sindaco di un altro. 

 

Bolle quindi, dentro il calderone di questa votazione 2022, una grande propensione al voto disgiunto. Che rischia di segnare però in negativo la tornata elettorale visto il pericolo di errore nell’apporre le crocette sulla scheda, tanto che qualcuno non esclude la possibilità di ritrovarsi con tanti voti annullati sia per quanto riguarda i sindaci che i candidati a consigliere. 
Altro elemento rischioso è rappresentato dal combinato disposto tra l’abbondanza delle liste e la possibilità della doppia preferenza uomo-donna. Non tutti infatti sarebbero consapevoli del fatto che l’abbinata va espressa all’interno della stessa lista e non mescolandole. Anche da ciò potrebbe derivare un altro significativo numero di schede annullate.