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Viterbo, accoltellò cinque volte la compagna. Disposte due perizie sull'imputato

Valeria Terranova
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Disposte due perizie sul sessantenne, ex poliziotto in pensione, il quale il 29 gennaio del 2021 accoltellò con 5 fendenti l’ex convivente, 55enne di origine polacca, mentre stava facendo le valige per lasciare l’appartamento nel quale convivevano a Capranica. Ieri in aula, all’udienza che si è celebrata davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, hanno deposto i due consulenti della difesa dell’uomo, accusato di tentato omicidio, assistito dagli avvocati Federica Ambrogi e Amedeo Centrone. Il primo a esporre il proprio elaborato è stato il medico legale Walter Patumi, al quale i difensori hanno affidato il compito di esaminare la documentazione relativa alle lesioni riportate dalla vittima, rappresentata dall’avvocato Ernestina Portelli.

“Ritengo che la volontà di ledere fosse evidente, ma non quella di uccidere e che le lesioni siano state cagionate con il coltello più piccolo, rinvenuto dagli investigatori – ha dichiarato l’esperto-. I parametri vitali della paziente non furono mai compromessi. Sono ferite poco profonde, sufficientemente superficiali, che procurarono un sanguinamento relativo”. In seguito ha deposto il dottor Pieritalo Pompili, specialista in psichiatria e in scienze forensi, il quale ha sottoposto l’imputato a dei test clinici e specifici. “Da una tac eseguita a gennaio 2021 sull’imputato emerse una patologia neurologica, chiamata idrocefalo normoteso – ha spiegato lo psichiatra-. Consiste in una perdita della materia celebrale che avvenne al livello del lobo frontale e temporale, che fu confermata da una successiva risonanza magnetica. L’impoverimento del cervello era causato da un’alterazione del sistema di circolazione del liquido cefalorachidiano all’interno della scatola cranica".

"A questo si correla la perdita delle funzioni cognitive ed emotive e del controllo sulle proprie condotte proprio perché erano interessati il lobo frontale e temporale che regolano questi aspetti. In funzione della gravità del quadro clinico e della diagnosi, rilevante e persistente perché presente da almeno 5 o 10 anni, a mio parere, questa situazione neurologica incise sul fatto. I test psichiatrici hanno evidenziato poi una personalità con disturbo ossessivo compulsivo, con tendenza all’impulsività e una scarsa concentrazione. Dal colloquio avuto con l’imputato ho dedotto che abbia una personalità fragile e ho riscontrato una immaturità caratteriale e superficialità emotiva”. Al termine delle testimonianze il pm Chiara Capezzuto ha chiesto una perizia volta a valutare la pericolosità sociale e la capacità di intendere e di volere del sessantenne, istanza che è stata accolta dal collegio che ha poi stabilito una ulteriore perizia per approfondire la natura delle lesioni procurate alla 55enne. Si torna in aula il 14 giugno per la nomina dei professionisti ai quali verranno commissionate le perizie.