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Viterbo, bimbo accoltellato. Dramma in aula

L'imputato in aula  Mirko Tomkow

Valeria Terranova
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“Non sapevo nulla, fu Mariola a dirmi di aver ricevuto da Mirko Tomkow delle foto in cui lui mimava il suo suicidio con una corda al collo”. Ieri, in aula, durante la deposizione di Ubaldo Marcelli, zio di Matias, il bimbo ucciso dal padre a Cura di Vetralla il 16 novembre scorso, la tensione era palpabile. Marcelli ha raccontato tra le lacrime le ultime ore di vita del bambino, mentre il padre ha assistito impassibile alla seconda udienza dalla cella blindata dell’aula 7 del tribunale di Viterbo. Marcelli ha raccontato anche di averlo ospitato a casa sua dopo il provvedimento di allontanamento. Sapeva, ha detto al pm, che Mirko Tomkow era positivo al Covid e che sarebbe stato dimesso il 17 novembre. Ma, questa è purtroppo storia, uscì il giorno prima.

“Il 16 novembre - ha raccontato Marcelli - andai a prendere Matias a scuola intorno alle 13,30. Gli chiesi se voleva fermarsi a pranzo da me, ma mi disse che la sua mamma gli aveva preparato la minestra. Matias aveva le chiavi dell’abitazione, così lo lasciai a casa e poi non l’ho più sentito”. Un racconto, il suo, spesso spezzato dalle lacrime. “Poco dopo - ha continuato Marcelli - gli telefonai per sapere se avesse mangiato, ma non rispondeva. Allora mi preoccupai e di corsa mi avviai verso casa sua. Avevo solo le chiavi del portone, così entrai, ma, nonostante suonassi il campanello e bussassi alla porta, Matias non rispondeva. Sono allora salito all’ultimo piano dove c’è la soffitta che lasciavano sempre aperta e lì trovai il maledetto: provai a scuoterlo ma non rispondeva e telefonai a Mariola dicendole di portare le chiavi perché non trovavo Matias. Mentre lo cercavo notai un forte odore di gas”.

In seguito, il dibattimento che si sta celebrando davanti alla Corte d’Assise di Viterbo presieduta dal giudice Eugenio Turco, è proseguito con la testimonianza di un ufficiale dell’Arma che ha descritto l’agghiacciante scena del crimine. “All’ingresso rinvenimmo delle tracce efferenti a una colluttazione - ha spiegato il militare -. Al centro del tappeto c’era un paio di occhiali da vista compatibili con quelli del bambino, una pantofola da bimbo poco distante, un cappellino da baseball, mentre l’altra pantofola era a circa due metri. Sulla stufa a pellet c’era un coltello da cucina identico per forma, dimensione e colore a quello trovato piantato nella gola del povero piccolo. Nella camera da letto matrimoniale c’era un letto con cassettone aperto all’interno del quale c’era il cadavere di Matias".