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Elezioni Comunali Viterbo, in città la guerra dei sondaggi

Il palazzo comunale

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Mai come quest’anno sondaggi protagonisti, o presunti tali, delle elezioni amministrative in città. Nel bene e nel male. Molto strane appaiono, ad esempio, delle telefonate, in arrivo nelle case dei viterbesi in questi ultimi giorni, nel corso delle quali viene chiesto agli intervistati di esprimere un parere solo su tre candidati alla carica di sindaco (Chiara Frontini di Viterbo 2020, Alessandra Troncarelli del Partito democratico e Laura Allegrini di Fratelli d’Italia), senza possibilità - almeno stando alle testimonianze di alcuni cittadini - di indicare altri nominativi. Qualcuno, per questo motivo, si sarebbe rifiutato di rispondere. Dunque, se i candidati sono otto, perché si dà lettura solo di tre nomi? Ma soprattutto perché - se corrisponde al vero quanto riferito da alcuni lettori - non viene data la facoltà di indicare altre preferenze da far confluire (laddove si sarebbe scelto di restringere il sondaggio solo a una ristretta cerchia) sotto la voce “altri candidati”?

Ovviamente, siccome Viterbo è piccola e la gente mormora, la circostanza non poteva passare inosservata, tanto che in molti, all’interno delle forze politiche, sono già scesi sul piede di guerra, sospettando che vengano somministrate interviste metodologicamente impostate per far emergere solo alcuni candidati rispetto agli altri. Ovviamente, non sapendo da chi, il sondaggio, sia stato commissionato, né se ad esso verrà data pubblicazione sugli organi di informazione, ogni conclusione al momento appare priva di un reale fondamento, anche se il sospetto che ci possa essere un disegno per polarizzare il voto può apparire concreto. Certo è che, per poter determinare la propensione dei cittadini a recarsi alle urne e le conseguenti intenzioni di voto, ogni sondaggio deve avere due caratteristiche standard basilari: piano di campionamento con estrazione randomica e con almeno 800 interviste valide e complete; e impostazione di possibili risposte con i principali candidati a sindaco con eventuale lettura rotativa dei nominativi sottoposti. In caso contrario, verrebbe a cadere la caratteristica scientifica dell’indagine. Vedremo.

In altri termini, sondaggi sì, ma, speriamo, fatti in maniera rigorosa per evitare che diventino strumenti di orientamento occulto dell’opinione pubblica. Come detto, non si sa affatto se questo è il caso in questione. Ad ogni modo, il tempo per la pubblicazione dei sondaggi sta quasi per scadere: la legge prevede infatti che essi non possano essere resi pubblici nei quindici giorni precedenti all’apertura delle urne. Il che vuol dire, nel nostro caso, che i risultati vanno resi noti naturalmente entro il 27, esattamente questo venerdì.