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Viterbo, amianto nei tetti di stalle e capannoni. “Grazie al fotovoltaico sarà rimosso”

Beatrice Masci
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Le aziende agricole della Tuscia sono in attesa del decreto che consente, ovviamente tramite incentivi, l’installazione di pannelli fotovoltaici su stalle e capannoni. “Anche perché - commenta il direttore di Confagricoltura Daniele Ciorba - in questo modo, e grazie agli incentivi, potranno essere totalmente sostituiti i tetti, in parte composti ancora di amianto”. L’amianto, dichiarato fuori legge dopo la scoperta di patologie polmonari direttamente legate alla polvere derivante dalle fibre, doveva infatti essere sostituito, oppure sigillato in modo tale che le fibre non potessero volare ed essere di conseguenza respirate. “Molte aziende - spiega Ciorba - all’epoca optarono per il secondo sistema, perché lo smaltimento è costoso. Ma ora, a distanza di anni, e grazie agli incentivi per il fotovoltaico, il problema amianto potrebbe essere risolto in modo definitivo. Dico potrebbe perché siamo in attesa del decreto, modificato sulla base delle richieste avanzate dalle varie categorie”. 

 

Le associazioni hanno infatti chiesto di modificare la parte in cui si stabilisce che la produzione energetica tramite fotovoltaico deve essere legata al consumo dell’azienda. “Questo - spiega Ciorba - vuol dire che un’azienda che per far fronte al suo consumo energetico ha bisogno di installare pannelli su 10 metri quadrati di tetti, potrà bonificare solo quello spazio. Il resto della bonifica dovrà pagarlo di tasca propria. Inoltre, basando l’installazione sono sul consumo diretto, viene meno la grandissima possibilità che si ha di produrre energia e metterla in circolo tramite le comunità energetiche. Queste - puntualizza Ciorba - sono alcune delle richieste di modifiche al decreto. Ora aspettiamo che il nuovo decreto venga varato. E finalmente, a quel punto, si potrà partire”.

 

 

Sempre in campo energetico, Ciorba punta l’attenzione anche sulla possibilità di poter produrre energia tramite biodigestore, e chiarisce: “Il problema è che occorre il mais e il prezzo del mais, a causa anche degli alti costi energetici, è aumentato notevolmente”. Come dire, un gatto che si morde la coda.