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Viterbo, Palazzo Calabresi passa alla Provincia. Barbieri: “Chi risarcisce il Comune?”

Massimiliano Conti
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Liquidare l’ultimo usufruttuario, Pietro Del Tavano (fratello del pittore Fortunato), al Comune di Viterbo costò 180 milioni delle vecchie lire. Diversi anni dopo, altre diverse decine di migliaia di euro le spese l’allora giunta Gabbianelli per ristrutturarlo e renderlo di nuovo fruibile. Parliamo di Palazzo Calabresi, uno dei tanti gioielli architettonici di Viterbo abbandonati a se stessi. Dalla Regione - che è proprietaria dello stabile che sorge nella via omonima a pochi passi dalla centralissima piazza delle Erbe - passa ora nelle mani della Provincia, in cambio di un affitto di cui al momento non è stata resa nota l’entità. Probabilmente poco più che simbolica, visto che le spese di ristrutturazione necessarie per poter aprire di nuovo l’immobile al pubblico saranno a carico dello stessa amministrazione provinciale.

 

C’è però chi solleva dubbi sull’opportunità di questa cessione alla Provincia proprio alla luce dei soldi spesi nel corso degli anni da Palazzo dei Priori. E’ l’ex assessore al patrimonio, nonché candidato a consigliere nella lista di Fondazione, Paolo Barbieri. “A quale titolo - si chiede - la Regione Lazio ha deciso di concedere l’immobile in affitto alla Provincia? Non conosco e quindi non discuto il progetto né la destinazione che l’amministrazione Romoli ha in mente per questo edificio, però mi chiedo se il Comune debba essere risarcito per i tanti soldi spesi. Fu l’allora assessore Marcucci, ricordo, a prendere l’iniziativa di liquidare l’ultimo usufruttuario e l’operazione costò, per l’epoca, una bella cifra: 180 milioni di lire. A questi soldi vanno poi aggiunti quelli spesi dall’amministrazione Gabbianelli per restaurare il palazzo che, ricordiamolo, come tutti i beni ereditati dalla famiglia Capotondi Calabresi, doveva avere una finalità sociale o sanitaria”.

 

Notizie storiche sul palazzo, a questo proposito, si trovano sul sito dell’associazione Italia nostra: “L’edificio ha subito numerosi passaggi di proprietà. Prima della famiglia Orsini, poi del conte Orazio Marsciano, è acquistato nel 1678 da Marco Antonio Calabresi, alla cui successione ereditaria resterà legato fino al XX secolo. Nel corso degli anni, il palazzo originario è stato ampliato, arricchito nelle sue decorazioni, rispecchiando il mutare delle correnti artistiche. Al periodo dei Marsciano, nel XVII secolo, è attribuita la lavorazione a graffito della facciata su via dei Magazzini, mentre sono di epoca ottocentesca le aggiunte in stile neogotico a opera del pittore Pietro Vanni (1845-1905)”. Di Pietro Vanni, che aveva sposato Angela Bevilacqua Calabresi, il palazzo è stata la residenza. Vanni aveva eseguito alcuni elementi decorativi in stile neogotico ispirati all’arte trecentesca. In particolare, a lui si deve la caratterizzazione del prospetto con affaccio su via Roma, con la loggia, la finestra incorniciata e l’edicola mariana.