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Viterbo, hotel confiscato alla mafia a Fabrica di Roma. Cinque a processo per la gara d'affidamento

Valeria Terranova
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A quattro anni dal rinvio a giudizio è entrato nel vivo ieri, 19 maggio, il processo a carico di 5 imputati, accusati di turbativa d’asta. Si tratta dell’ex sindaco di Fabrica di Roma, Mario Scarnati e di altri funzionari comunali, tra i quali un geometra, due architetti e il responsabile dell’ufficio tecnico. A centro del procedimento una gara per l’affidamento di un progetto da 90 mila euro circa per trasformare un grande albergo rimasto incompleto che fu confiscato alla mafia nel 2013 dalla direzione investigativa antimafia, e nel 2015, ormai diventato un bene statale, fu assegnato al Comune di Fabrica di Roma. La gara per l’assegnazione dell’incarico si svolse tra l’ottobre e il dicembre del 2015. Nel 2016 un gruppo di consiglieri comunali presentò un esposto all’Anac sulla vicenda indicando presunte irregolarità.

 

Nel luglio del 2018 il consiglio comunale deliberò la restituzione del complesso edilizio all’Agenzia per l’amministrazione dei beni sequestrati alla mafia. In seguito, nel 2017, l’Anac, rilevando in particolar modo la singolarità della tempestività con la quale avvenne l’affidamento dell’incarico, inviò gli atti alla Procura della Repubblica di Viterbo, che avviò l’indagine. In aula è stato sentito il primo testimone, l’architetto Pierpaolo Frontoni, il quale ha spiegato che era in servizio al comune dal 2014 e all’epoca gestiva l’area tecnica, affiancato dal geometra, imputato nel processo in questione. A lui competevano le pratiche riguardanti l’edilizia privata e al collega geometra invece quelle concernenti l’edilizia pubblica.

 

Stando a quanto riferito dal professionista, che non fu mai indagato nell’ambito delle indagini, fu affidato un primo incarico per un progetto di massima poi quello relativo al progetto esecutivo per il quale furono scelti 5 studi professionali e il compito fu assegnato a uno degli imputati. Frontoni ha ritenuto che l’ex sindaco avrebbe agito di sua iniziativa e che non accettasse opinioni diverse dalle sue. Il testimone, proseguendo la deposizione, ha spiegato di aver firmato la determina decisiva nell’ottobre 2015 e che venne fatto fuori a dicembre dello stesso anno per via delle divergenze intercorse tra lui e l’ex primo cittadino. Frontoni ha poi spiegato di essere stato contattato tempo dopo dai carabinieri, in quanto contemporaneamente partì l’inchiesta condotta dall’Anac, e che i militari gli riferirono di non aver trovato la delibera firmata da lui. Il testimone ha dichiarato di averla consegnarla personalmente agli ufficiali dell’Arma, ai quali segnalò due anomalie, la prima delle quali riguarderebbe la cancellazione di uno dei 5 studi professionali che fu sostituito con un altro.