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Viterbo, elezioni comunali. Le 5 proposte di Luisa Ciambella per rigenerare la città attraverso la cultura

Mattia Ugolini
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Ieri mattina, 18 maggio, al Gran Caffè Schenardi (passato di recente sotto la gestione dell’imprenditrice Eleonora Bonucci e riaperto per l’occasione), Luisa Ciambella ha radunato sostenitori e giornalisti per parlare di cultura, intesa come rigenerazione sociale. “Non abbiamo bisogno di assegnare l’assessorato a luminari provenienti da fuori città, ci sono diversi viterbesi competenti rimasti purtroppo inascoltati”, ha esordito la leader di Per il Bene Comune, che poi ha proseguito: “Il monopolio culturale di questi anni ha lasciato tanti risvolti negativi sulla pelle di persone e aziende, noi vogliamo una nuova cultura per una città che rinasce”.

 

 

Sono cinque le proposte, elaborate da Ciambella ed i suoi, per plasmare questa “nuova cultura”. La prima: fondere cultura e sociale, così da rendere realmente produttivi tutti gli operatori del settore. Poi, far convivere il tempo della storia con il tempo del progresso: valorizzare l'anima di Viterbo partendo dagli Etruschi, esaltando le riconoscibilità del Medioevo, sostenere le tradizioni della città e proporre nuove esperienze di divulgazione artistica. Terzo punto: trasformare Viterbo in una città dei “contenitori di cultura”, dove gli spazi a disposizione siano utilizzati e non abbandonati al loro destino. Palazzi e immobili pubblici, ma anche varie chiese sconsacrate, diventeranno luoghi di creatività culturale e artistica.

 

 

La quarta proposta invece riguarda la musica, da declinare in tutte le sue forme per un'armonia di rinascita: un campo aperto alla conoscenza, al recupero, che investe sulle esperienze migliori e programma nuove opportunità di espressione includendo ogni comunità. Infine, non poteva mancare un’idea per il teatro comunale. Ciambella parla di “teatro stabile e delle nuove opportunità”: “Occorre superare - ha spiegato - l'idea che il Teatro dell'Unione sia il semplice contenitore di proposte preconfezionate, ma sia il fulcro di una vivacità che renda protagonista tutta la Viterbo della cultura”. Dopo aver esposto il programma, Ciambella ha parlato anche dei sondaggi usciti in questi giorni: “Su un campione ridotto si puó ottenere al massimo una fotografia, c’è da vedere il colore. Tralasciando i tentativi di chi vuole orientare il voto, la nostra presenza è necessaria a ricordare anche e soprattutto che in politica non c’è spazio per i clientelismi. A Tobia so che sono stati promessi 40 posti di lavoro a Viterbo Ambiente, la politica del ‘che te serve?’ deve finire”. Infine, un commento sulla situazione cinghiali: “Ormai sono alle porte del centro storico. Sappiamo che la competenza è regionale ma c’è da dire che l’amministrazione precedente si è seduta ai vari tavoli in maniera passiva, senza alzare la voce. Ormai i cinghiali sono domestici e, oltre che con la devianza, i nostri giovani dovranno fare i conti anche con loro nelle serate al centro storico. Se, anziché chiedere di poter avere una gestione particolare di alcuni settori della vita pubblica, i nostri politici avessero battuto i pugni alla Pisana, ora non ci sarebbero i cinghiali a piazza Crispi”.