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Viterbo, fiere e mercati fermi. Ambulanti: "Colpa dei comuni"

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“In molti comuni della Tuscia c’è un nuovo virus, si chiama denigrazione verso gli ambulanti”. A lanciare l’allarme è Vincenzo Cardenia, membro del direttivo nazionale Goia Fenapi e delegato per la provincia di Viterbo, che punta l’indice contro le amministrazioni e non esclude ricorsi legali, tanto che, spiega, abbiamo già interessato una serie di avvocati. “Il comparto degli operatori commerciali su aree pubbliche - afferma - è ancora paralizzato, nonostante su tutto il territorio nazionale tutti i comuni hanno permesso la ripresa del lavoro. Acquapendente, Marta, Grotte di Castro e Canino continuano a tenere sulle spine i commercianti che fino all’ultimo giorno non sono sicuri di poter svolgere le tradizionali fiere che per due anni sono state ferme per causa pandemia”.

Le feste di paese sono riprese, nonostante abbiamo generalmente un afflusso di persone maggiore rispetto alle fiere, per questo l’associazione non comprende lo stop che rimane ancora in vigore per i mercati. “Abbiamo più volte avuto colloqui con la Prefettura - spiega Cardenia - e ci è stato detto che i piani di sicurezza previsti dalla direttiva ministeriale del 5 aprile, vengono presentati in ritardo, scritti male oppure qualche Comune non li presenta proprio e annulla le fiere. A questo punto la domanda è d’obbligo: sono incompetenti oppure denigrano la categoria degli ambulanti? Non è finita qui, alla lista vanno aggiunti i comuni di Civita Castellana e Bolsena. Ho visitato il mercato di Civita Castellana sabato scorso, ho trovato un mercato allo sbando, mi è sembrato di stare in nel terzo mondo, anarchia e abusivismo la fanno da padrone, al Comune civitonico abbiamo chiesto più volte un incontro sindacale proprio per risolvere i tanti problemi e abbiamo offerto la nostra massima collaborazione, sembra però che nessuno abbia ricevuto il messaggio".

"Per finire il Comune di Bolsena: hanno chiesto una montagna di soldi per i tributi agli ambulanti ignorando completamente la legge sul canone unico patrimoniale, abbiamo inviato pec senza avere risposte, è da un mese che tentiamo di parlare con il responsabile dei tributi senza riuscire ad avere un appuntamento e senza sapere se almeno esiste un responsabile dei tributi in quel comune”. Il Goia Fenapi, con i suoi associati, in questi giorni ha avviato una serie di consultazioni con studi legali: “Non intendiamo più assistere a questa situazione paradossale, oltre ai ricorsi che stiamo preparando ci rivolgeremo a tutti i livelli istituzionali affinché intervengono con urgenza sul caso, il comparto ambulante è rimasto fermo due anni a causa della pandemia e ha bisogno di riprendere a lavorare il più presto possibile”.