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Viterbo, bimbo ucciso. Al via processo al padre

Valeria Terranova
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“L’accusa ha il compito e il fine di dimostrare come Mirko Tomkow, già destinatario di un provvedimento di allontanamento della casa familiare e di un divieto di avvicinamento, si sia recato presso l’abitazione della moglie con premeditazione per vendicarsi di lei, cagionando la morte del piccolo Matias, non comprendendo il valore delle sue azioni, maturando il suo proposito criminale poiché colpito nell’orgoglio per la perdita del possesso della donna, e ha privato della vita il figlio con coltellate e apponendo un nastro sulla bocca determinando la sua morte per asfissia”.

Ieri, con questo discorso introduttivo, il pm Paola Conti ha iniziato la propria richiesta di ammissione delle prove, nel corso della prima udienza del processo in Corte d’Assise a carico di Mirko Tomkow, il 45enne polacco che 6 mesi fa ha assassinato brutalmente il figlioletto Matias di appena 10 anni nell’appartamento nel quale il bambino viveva con la madre a Cura di Vetralla. L’imputato, che ha presenziato alla seduta dalla cella di sicurezza, è difeso dagli avvocati Paolo Grazini e Sabina Fiorentini. Contro di lui si sono costituiti parti civili la mamma del bimbo, Mariola Rapaj, e i due zii, Marcella Rapaj e Ubaldo Marcelli, assistiti dall’avvocato Michele Ranucci. Durante il dibattimento è emerso che i legali del 45enne avevano depositato un’istanza scritta con la quale chiedevano che il procedimento si svolgesse a porte chiuse.

“Questo processo ha interesse pubblico e dunque prevale il diritto di informazione della collettività”, ha affermato il pubblico ministero, manifestando la propria opposizione, alla quale si è associato anche il difensore delle vittime. Sentiti i pareri delle parti, la Corte, presieduta dal giudice Eugenio Turco, affiancato dal giudice Elisabetta Massini, e da altri 8 giudici popolari, ha rigettato la petizione promossa dai difensori dell’imputato. “Rilevando che non sussista alcuna delle ipotesi previste dall’articolo 472 del codice di procedura penale, la Corte dispone che il processo avvenga a porte aperte in modo da rendere pubblico ciò che viene svolto in dibattimento”, ha concluso il presidente Turco. La Corte d’Assise ha inoltre provveduto a riunire in un unico processo i due fascicoli paralleli che concernono le accuse di maltrattamenti in famiglia e omicidio volontario aggravato.