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Viterbo, testate al mattatoio ad Acquapendente. A processo un algerino

V. T.
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È arrivato alle battute finali il processo a carico di un algerino che sferrò una testata a un ex dipendente nel corso della preparazione delle celebrazioni della pasqua musulmana ad Acquapendente nell’agosto del 2018. L’imputato, titolare di una ditta di pulizie, deve rispondere di lesioni per aver colpito in pieno volto un uomo di origini marocchine nel bel mezzo di un rito sacrificale che si svolse presso il mattatoio Ilco.

 

“Mentre stavo pagando un montone il mio ex datore di lavoro, che nel frattempo stava tagliando la carne e aveva il coltello in mano, mi insultò dandomi del ‘figlio di put***a’ e quando mi avvicinai per chiedergli se ce l’avesse con me mi diede una testata”, dichiarò la presunta vittima a marzo 2021. L’uomo, difeso dall’avvocato Arianna Morelli, nella stessa circostanza, spiegò inoltre di aver lavorato per 7 anni alle dipendenze dell’imputato al quale lamentava il fatto di non aver ricevuto la busta paga di cui aveva bisogno per rinnovare il permesso di soggiorno e di non essere pagato abbastanza per mantenere la propria famiglia. A ottobre 2021 invece fu sentito uno dei proprietari dello stabilimento che assistette alla scena. “Ci trovavamo nella zona dedicata al carico delle merci. Io ero in mezzo tra i due che a un tratto iniziarono a discutere nella loro lingua e chiaramente non capì di cosa stessero parlando – raccontò il quarantenne -. A un certo punto l’uomo algerino si avvicinò all’altro e gli diede una testata. Il ragazzo cadde a terra privo di sensi e mi precipitai per aiutarlo. Era svenuto e aveva il viso insanguinato”.

 

Incalzato dalle domande delle parti, volte ad approfondire se l’imputato avesse avuto già in mano il coltello con il quale avrebbe minacciato la vittima oppure se avesse fatto in modo di procurarselo con l’intento di ferirlo, il testimone precisò che l’uomo lo impugnava da prima, in quanto entrambi erano intenti a pulire i capretti che avevano acquistato per festeggiare la ricorrenza religiosa. “L’imputato era vicino al proprio furgone e si stava affrettando a riporre le carni all’interno del mezzo”, chiarì il teste, il quale aggiunse che i soccorsi furono repentini e che il giovane marocchino fu trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Belcolle di Viterbo. L’udienza di ieri è stata dedicata all’ascolto dell’ultimo testimone, il quale ha confermato la dinamica dei fatti e si tornerà in aula il 22 dicembre per la discussione.