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Viterbo, tassa soggiorno. Introiti raddoppiati: nel 2021 ha fruttato 338 mila euro

Massimiliano Conti
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I proventi dell’imposta comunale di soggiorno sono raddoppiati nel giro di un anno: si è passati dai 168 mila euro totali del 2020, anno dello scoppio della pandemia, ai 338 mila del 2021. Il tutto a parità di tariffa: 3.30 euro per una struttura a cinque stelle, 1,80 per un b&b o una country house.

 

In attesa di conoscere quanto avranno fruttato alle casse di Palazzo dei Priori i flussi turistici dei primi mesi di questo 2022, è stato pubblicato all’albo pretorio l’incasso relativo all’ultimo quadrimestre 2021, che è stato pari a 135.445 euro, poco meno rispetto ai 167.496 dei quattro mesi precedenti (il periodo più caldo sia climaticamente che turisticamente perché è quello compreso tra maggio ad agosto), ma praticamente il triplo rispetto allo stesso quadrimestre del 2020. Rispetto al 2019, anno in cui scattò il contestato aumento delle tariffe (per alcune tipologie ricettive fu quasi un raddoppio), c’è stato ovviamente un calo – si è passati da 380 mila euro di due anni fa agli attuali 338 mila - ma comunque molto meno drammatico di quanto era stato temuto o previsto. Numeri alla mano, Viterbo è riuscita di fatto a limitare l’impatto del Covid sul turismo. Vuoi perché la città dei papi non ha mai avuto flussi imponenti, vuoi perché ha beneficiato dell’“effetto ripiego”, intercettando turisti “in fuga” dalle grandi città d’arte o dalle mete tradizionalmente più gettonate
Pier Luca Balletti, titolare del Park Hotel di San Martino al Cimino e presidente di Federalbeghi Viterbo, conferma: “In questi due anni, come tutti abbiamo pagato i lockdown, totali o parziali, e le conseguenze delle restrizioni – spiega l’imprenditore – ma nei periodi di apertura, soprattutto nella bella stagione, abbiamo avuto volumi importanti. Sicuramente, ci è andata di lusso rispetto alle grandi città come Roma o Firenze, che ormai vivono quasi esclusivamente di turismo straniero e dove molte strutture sono tuttora chiuse”.

 

 

Con le elezioni alle porte, Balletti coglie l’occasione per invitare la prossima amministrazione a condividere con gli albergatori la destinazione degli incassi. Condivisione che finora è mancata. “Non abbiamo risparmiato critiche, sia quando c’è stata l’istituzione del balzello, sia quando due anni fa ne fu deciso l’aumento senza consultarci – sottolinea il presidente di Federalberghi -. Per il futuro chiediamo almeno di essere interpellati nel momento in cui si tratterà di decidere come investire questo denaro, evitando gli errori del passato. D’altra parte siamo noi operatori che ci facciamo carico delle riscossioni, così come dei rischi e delle responsabilità connesse, e pretendiamo di avere voce in capitolo. I proventi dell’imposta devono servire per realizzare progetti di promozione turistica e non per coprire altre spese”.