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Viterbo, mazzette alla camera mortuaria. Cimarello: “Fruttava 40 mila euro l'anno”

Valeria Terranova
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Giro di mazzette alla camera mortuaria dell’ospedale di Belcolle: a distanza di 9 anni è entrato ieri, mercoledì 11 maggio, nel vivo il processo che scaturì dall’operazione denominata Anubi, culminata nel blitz del 9 maggio 2014. L’inchiesta sfociò in due procedimenti paralleli che ieri sono stati riuniti in un unico dibattimento dal collegio del Tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Elisabetta Massini. Sul banco degli imputati due necrofori di Belcolle, Carlo Eleuteri e Fabrizio Valeriani e altri 11 addetti, legati, in maggiore o minor misura, alle agenzie funebri: Claudio Eleuteri, Enzo Bagni, Alessandro Cecchini, Alfonso De Alessandris, Francesco Pandolfi, Emiliano Pugliesi, Maurizio Fazioli, Mauro Balestri, Francesco Berna, Federico Piergiovanni, Franco Gregori e Luigi Palanca. Per il terzo necroforo, Floriano Franklin Canela, per passione maestro di Capoeira, arte marziale brasiliana, coinvolto anche lui nel processo, il quale nel frattempo è venuto a mancare, i reati in contestazione sono stati dichiarati estinti.

 

Parte civile contro tutti gli imputati la Asl. In aula è stato sentito l’allora direttore sanitario, il dottor Giuseppe Cimarello, il quale ha riepilogato i tratti salienti dell’intera vicenda della quale venne a conoscenza a febbraio 2013. “Un collaboratore - ha spiegato Cimarello - mi riferì che c’erano dei rumors e che ci fosse la sensazione che si fosse rotto in qualche modo un equilibrio. Le ditte di pompe funebri lamentavano richieste di denaro da parte dei necrofori e sostenevano che alcune erano favorite. Un giorno, tre titolari di altrettante agenzie funebri locali, vennero a trovarmi denunciando lo stesso problema, manifestandomi l’atteggiamento sospetto tenuto dai necrofori che comprometteva la garanzia della libera scelta delle agenzie funebri da parte dell’utenza, facendo riferimento all’alterazione del sistema, in quanto le agenzie riconoscevano delle somme ai necrofori impiegati presso la camera mortuaria. Pertanto organizzammo una riunione durante la quale la questione venne fuori palesemente. Allarmato dalle dichiarazioni, che ritenni molto gravi, feci mettere tutto a verbale. Nello specifico fecero i nomi di Eleuteri e Canela, che erano quelli con più esperienza, e Valeriani che subentrò successivamente. Restammo basiti perché era una cosa che andava avanti da anni ma per noi era una realtà sconosciuta. Poi, dopo due giorni, si presentarono altri due proprietari di imprese funebri che mi diedero ulteriore conferma. Secondo un calcolo approssimativo quantificammo in totale 40 mila euro all’anno”.

 

Stando alle ipotesi degli inquirenti, i necrofori avevano codificato un modus operandi con almeno una decina di agenzie funebri compiacenti e avrebbero intascato tangenti di 50 euro a salma per segnalare in tempo reale i decessi avvenuti all’interno del nosocomio, per un totale di 800 euro extra al mese.