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Viterbo, blitz al Colosseo del Riello. L'imprenditore Piero Ferri assolto dal reato di calunnia

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Assolto dopo quasi 8 anni di calvario giudiziario. L'imprenditore Piero Ferri non ha calunniato i finanzieri che durante le festività natalizie del 2014 perquisirono il cantiere del maxi complesso Polo Nord, più conosciuto come Colosseo del Riello, rimasto incompiuto. Lo ha stabilito il giudice Roberto colonnello che ha assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, l'imprenditore difeso dagli avvocati Angelo Di Silvio e Clementina Bracci.
Era il 23 dicembre del 2014 quando le Fiamme Gialle arrivarono nel cantiere della Polonord Spa su delega della Procura di Milano. Le fiamme gialle cercavano una fattura di una ditta lombarda.

 

Ad mettere nei guai Ferri è stata una telefonata con la quale ha denunciato ai carabinieri una presunta perquisizione illegale e il furto di materiale informatico e documentazione. Ma, come affermato anche dallo stesso imprenditore durante il lungo processo, lui non ipotizzò mai dei reati ma segnalò solo l'accesso che secondo lui era anomalo. In ogni caso i quattro finanzieri, uno nel frattempo è deceduto, si sono costituiti parte civile nel processo.
L'imputato quel giorno non si era reso disponibile per una "acquisizione di documenti" perché era il ponte della vigili a di Natale e perché della contabilità in azienda si occupava un'altra persona. I vigili dunque fecero accesso con i vigili del fuoco e quando Ferri lo venne a sapere telefonò ai carabinieri. I finanzieri, con l’aiuto dei vigili del fuoco, giunti con l’autoscala, forzarono i cancelli del cantiere ed entrarono.La querela dell’imprenditore è stata archiviata nel giro di otto giorni, dopo di che la procura, a sua volta, ha indagato Ferri per calunnia.
Quella del Colosseo del Riello resta dunque una storia travagliata. Ormai da anni il cantiere è fermo e nello scheletro alle spalle del tribunale è diventato ormai parte del panorama della zona vicino alla Tuscanese. Finora i tentativi di vendere tutto all’asta sono andati a vuoto. Dal 2015 in poi non si è presentato nessuno. E, per ora, l’immobile non rientra nemmeno nei progetti per la rigenerazione urbana come spiegò al Corriere, nel dicembre scorso, l’allora assessore all’Urbanistica oggi candidato sindaco Claudio Ubertini: “E’ una struttura troppo grande a cui nessuno pare interessato. Tanto più che si tratta interamente di volumetria commerciale e direzionale, senza parte residenziale. Le aste finora sono andate deserte, tant’è che dagli 11 milioni di euro iniziale l’importo è sceso a meno di 3. L’unica possibilità è che qualcuno compri l’immobile a questo prezzo stracciato, lo demolisca e chieda poi un trasferimento di cubatura altrove”.

 

Il progetto del colosseo prevedeva: una grande piazza coperta al piano terra, un cinema multisala, minisale per proiezioni private, supermercato, ristorante, un albergo con 100 camere, un residence con 142 mini appartamenti, due piscine coperte, una vasca per immersioni sub, palestra, campo di squash, sauna e 60 locali commerciali, uffici e terrazzo con pista da footing di 300 metri. E’ rimasto solo uno scheletro.