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Viterbo, elezioni comunali. Messina: “Via ruffiani e poltronisti da Forza Italia”

Massimiliano Conti
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“O si cambia o si muore”. Dopo la presentazione della lista Viterbo Cresce, quella dei transfughi di Forza Italia guidata da Giovanni Arena, è il messaggio che arriva da Montalto, e in particolare da Carmelo Messina, responsabile dei seniores berlusconiani e membro del Comitato provinciale azzurro. Messina propone che un Comitato esecutivo affianchi il coordinatore provinciale Andrea Di Sorte (quasi una sorta di commissariamento). Di Sorte, da parte sua, dovrebbe“tirare fuori le palle” liberando FI dai pesi morti e facendo spazio a “gente nuova e preparata”. L’invito al sottosegretario Battistoni è invece a sbarazzarsi dei “ruffiani”.

 


 

In FI la sua voce in questo momento sembra l’unica fuori dal coro. Come mai?
“Primo: non c’è voglia di approfondire e delineare una strategia, anche perché approfondire è roba da lettori attenti di riviste, giornali, saggi e di amanti di tavole rotonde e think tank, e qui non vedo questi soggetti. Secondo: dopo la caduta del muro di Berlino è prevalso il pragmatismo,cioè il fare qualcosa perché ‘conviene’, mentre io sono rimasto ai tempi delle ideologie, quando le cose si facevano perché rientravano nell’interesse collettivo”.
Oggi Forza Italia è al centro di fughe importanti...
“FI è il primo produttore di scissionisti, un flusso lento ed ininterrotto. I militanti se ne vanno a cuor leggero, senza alcun trauma ideale come avveniva nel secolo scorso dove la gente viveva la scissione come un lutto. Oggi c’è il partito degli assessori e quello delle idee. Io mi sono iscritto al secondo. Gli assessorati significano potere e il potere clientela. Con Romoli - che ieri si è beccato il titolo di ribelle - abbiamo fatto molte litigate. Lui accusava gli idealisti come me di non avere voti ed io accusavo lui di non saper cogliere il primato delle idee rispetto al potere. Io sono come il grande banchiere Enrico Cuccia, il quale sosteneva che i voti non si contano ma si pesano. E non aggiungo altro per amore di non essere offensivo”.

 


 

Come vede il partito oggi?
“Mal messo ma non irrimediabilmente. Già in questa campagna elettorale si può cominciare a porre rimedio. Basta cominciare a ripensare ad un partito capace di interpretare i bisogni della gente. Ma per far questo è necessario che il giovane coordinatore Di Sorte tiri fuori le palle, cominciando a sfoltire il gruppo dirigente di tutti quelli che non leggono neanche i giornali. Ci vuole gente nuova e preparata. E non mi riferisco agli assessori che da soli non bastano. Ci vuole il partito e la sua classe dirigente rivitalizzata. Bisogna fare un nuovo Comitato esecutivo che affianchi il coordinatore”.
In pratica il metodo adottato da Silvia Nardi a Montalto di Castro.
“Silvia è intelligente: capisce che si può stare un turno senza assessori, mettendo tutte le energie creative nel partito, che deve essere la fucina dei pensieri strategici. Solo così si crea ‘futuro’ e fidelizzazione. Silvia resta l’unica donna forte per preparazione e per tradizione familiare e perché non le occorre girare con il piattino in mano per avere prebende. Lei, io ed altri amici resisteremo per dimostrare che esiste uno zoccolo duro da cui ricominciare”.
Cosa suggerirebbe a Battistoni?
“Di mandare a casa i ruffiani compiacenti e la gente poco pratica di approfondimenti. Lui diventerebbe un modello di riferimento e noi fidelizzati. Un volta mi disse su un tema che divideva il partito: ‘Basta! Meglio un giorno da leone che cento da pecora’. Ed io penso che dinanzi a questa mediocrità preferirà fare il leone...”.
Lei in questa campagna elettorale di Montalto si è ritagliato uno spazio tutto suo con le cronache quotidiane di “Qui Radio Londra”...
“Non mi manca la fantasia creativa e coltivo da ragazzo il piacere dell’ironia. Non dimentichi che sono ispirato da Fortebraccio, il giornalista satirico più efficace d’Italia nella seconda metà del secolo scorso”.