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Viterbo, incendi all'ex ospedale Andosilla di Civita Castellana. I testimoni in aula

Valeria Terranova
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E’ entrato nel vivo il dibattimento a carico di un uomo, originario dell’Est europeo, sospettato di essere uno dei piromani che nella primavera del 2019 appiccarono una serie di incendi all’ex ospedale Andosilla a Civita Castellana. In quel periodo, per circa due mesi, ben sette incendi divorarono l’ex nosocomio in via Vincenzo Ferretti situato a ridosso del centro storico. Pur essendo stata dichiarata inagibile, la struttura su tre piani nel corso degli anni fu parzialmente occupata abusivamente da soggetti senza fissa dimora, che vi si rifugiarono vivendo in condizioni-igienico sanitarie piuttosto precarie. Le indagini degli inquirenti, tese a individuare gli autori degli incendi, hanno portato a diversi risvolti investigativi e a indirizzarsi su alcuni senzatetto fermati durante le verifiche.

 

In aula, davanti al giudice Roberto Cappelli, è stato sentito uno dei carabinieri che prese parte alle verifiche per il rogo che fu innescato alla fine del mese di maggio di due anni fa. “Con un collega stavamo pattugliando casualmente quella zona e al nostro arrivo, di fronte all’ex ospedale, erano già presenti i vigili del fuoco, impegnati in quel momento a spegnere le fiamme. L’edificio ormai dismesso era rifugio per alcuni senzatetto, tra i quali l’imputato. Così cominciammo a darci da fare e quel pomeriggio riuscimmo a identificare due persone che uscivano dallo stabile”, ha riferito il militare in forza al nucleo radio mobile della stazione locale. In seguito è stato ascoltato un cinquantenne che assistette alla scena.

 

 

“Era circa mezzogiorno quando avvertii uno odore acre provenire dall’esterno e mi affacciai per capire cosa fosse - ha raccontato il testimone, precisando di essere estraneo ai fatti -. C’era del fumo e sulla strada incontrai un ragazzo che abita lì vicino a poca distanza dalla mia abitazione. A un certo punto, mentre stavamo chiacchierando, ci si avvicinò un uomo romeno, il quale cominciò a urlare contro di noi. All’inizio non capivo ma credo fosse ubriaco e continuò poi a inveire prendendosela con il giovane che era in mia compagnia. Lo accusava di aver dato fuoco all’ospedale e non faceva che insistere”. Il processo, ormai giunto alle battute finali, proseguirà il 2 dicembre con l’ascolto dell’ultimo testimone. Il giudice lascerà la parola alle parti per la discussione al termine della quale è prevista la sentenza.