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Viterbo, disabile bullizzato e minacciato. Due a processo

Valeria Terranova
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Slittano al prossimo autunno le deposizioni dei tre ultimi testimoni che avrebbero dovuto deporre al processo a carico di due uomini, accusati di aver bullizzato e picchiato nel 2017 un adolescente disabile di appena 17 anni. Il giovane, ormai 22enne, di origini marocchine, residente in un piccolo centro della provincia, 5 anni fa finì nella morsa dei due imputati, i quali si sarebbero fatti consegnare dal ragazzo portatore di handicap, all’epoca minorenne, dei soldi e uno smartphone di ultima generazione. Insieme lo avrebbero costretto a fumare uno spinello e lo avrebbero preso a botte a ogni suo tentativo di sottrarsi alle incessanti prevaricazioni. Il ventenne in seguito all’ennesimo episodio di violenza si confidò con il padre, il quale lo accompagnò in caserma per denunciare gli aguzzini. Ad aprile 2021 fu il genitore della vittima a raccontare in aula la dinamica della vicenda.

 

“Il 30 giugno del 2017 mio figlio tornò a casa impaurito e ferito – spiegò l’uomo-. Quando gli chiesi cosa fosse successo mi rivelò che due ragazzi del paese lo avevano preso a pugni e a schiaffi perchè si era ribellato alle loro prepotenze. I due lo avevano infatti obbligato a consumare uno spinello contro la sua volontà. Poi avevano preteso che consegnasse loro un Iphone che avevo acquistato da poco per lui, completo di confezione e garanzia e dunque ancora impacchettato. A quel punto decisi di affrontarli, ma mi aggredirono e mi minacciarono. Mio figlio purtroppo ha difficoltà a parlare. Soltanto recentemente ha imparato a utilizzare il linguaggio dei segni, ma non sente bene e a volte non riesce a dire quello che pensa. Pochi giorni prima tra l’altro mi accorsi che mancavano 1000 euro che avevo riposto in un armadio e credo che lo avessero costretto anche a rubare”.

 

Il genitore proseguendo la propria testimonianza sostenne che in precedenza le stesse persone avrebbero sottratto al figlio dei capi d’ abbigliamento, una catenina, un orologio costoso e avrebbero fatto shopping a Viterbo a spese del giovane. In particolare, l’uomo ha supposto che dietro al furto del telefonino si celasse un debito di droga contratto da un altro ragazzo, anche lui nordafricano, che il figlio accompagnò a un appuntamento con i due imputati nella piazza principale del borgo. Il dibattimento che si sta svolgendo davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini riprenderà il 26 ottobre con l’ascolto dei tre testi, assenti all’udienza del 4 maggio nonostante fossero stati regolarmente citati dalla pubblica accusa, per i quali il terzetto collegiale ha disposto l’accompagnamento coattivo e una sanzione economica.