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Viterbo, aggredito a colpi d'ascia. Trentenne a processo, parola al perito

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“Esaminando i certificati medici, la parte offesa riportò un trauma contusivo al braccio sinistro e una ferita lacero-contusa al gomito sinistro. Il mezzo usato per cagionare tale lesione fu una mannaia. La parte offesa per difendersi si parò con il braccio sinistro. E’ una lesione da fendente, si tratta dunque di una ferita da taglio”. Così ha affermato ieri in aula il perito Alfredo Borghetti, che fu incaricato dal tribunale di effettuare una perizia medico-legale per valutare le lesioni riportate da un ventenne moldavo, aggredito da un 30enne viterbese, con un passato da ultras, il quale deve rispondere del reato di rapina. I fatti risalgono al 13 settembre del 2016 e si verificarono intorno all’ora di pranzo, quando l’imputato si presentò a casa del ventenne, pretendendo da lui una somma di denaro.

 

All’improvviso il giovane avrebbe dunque assalito e colpito con un’ascia il ventenne straniero in via Vico Squarano e fu fermato dai carabinieri mentre passeggiava per il quartiere Carmine con l’arma ancora in mano. Il ventenne, che fu rinvenuto in una pozza di sangue, fu trasferito d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove gli furono diagnosticate delle ferite di lieve entità, giudicate guaribili in pochi giorni. Pertanto la pesantissima accusa di tentato omicidio aggravato ascritta inizialmente all’imputato venne meno. Tuttavia l’imputato fu accusato di rapina per aver sottratto all’antagonista un cellulare. Nel corso delle spontanee dichiarazioni che il trentenne rese nel 2018 riferì che non si trattò di un debito di droga e che chiedeva indietro i 450 euro che aveva prestato al ragazzo. Il dibattimento riprenderà il 13 settembre con l’audizione di altri due testi dell’accusa, l’esame dell’imputato, il quale avrà l’opportunità di fornire la propria versione, e la discussione, al termine della quale è attesa la sentenza.