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Viterbo, elezioni comunali. Forza Italia, Lega, Fondazione e Udc insieme. La solitudine di Fratelli d'Italia

C. E. 
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Nel centrodestra, a 13 giorni dalla presentazione delle liste, giochi fatti su alleanze e nuove coalizioni. L’ultimo nodo, rappresentato dalla collocazione di Fondazione e Udc, ovvero da una loro possibile intesa con Fratelli d’Italia, come ipotizzava qualcuno negli ultimi giorni, è stato sciolto venerdì sera e ufficializzato ieri con una nota congiunta di Lega, Forza Italia e appunto Fondazione-Udc. Il movimento di Gianmaria Santucci e l’Udc, come anticipato da questo giornale, restano insomma nel loro alveo originario insieme a Forza Italia, con cui daranno vita a una lista in comune, sebbene lo stesso Santucci abbia annunciato che non ci sarà: “Ho deciso di fare un passo indietro. Non volevo candidarmi neppure la volta scorsa. Penso che ci sia un tempo giusto per ogni situazione. Il vento di cambiamento lo avverto anche io ed è giusto che arrivino persone nuove che si diano da fare”.
Ci saranno comunque la compagna, Alessia Mancini, e lo storico militante Paolo Barbieri. Tutti insieme, come detto, in una lista comprendente anche Forza Italia, di cui Santucci, prima di passare all’Udc e poi di dar vita a Fondazione, è stato oltretutto un esponente di primo piano a livello provinciale tra la fine degli anni Novanta e la prima metà degli anni Duemila.

 

Di fatto, Fratelli d’Italia, che in un accordo prima con la Lega e poi con Fondazione aveva tanto sperato (insistenti sono state le pressioni compiute fino all’ultimo momento), sono restati isolati. Prigionieri apparentemente della decisione di far scendere in campo, come candidato sindaco, Laura Allegrini senza attendere l’inizio di una trattativa ufficiale con i partner della ex maggioranza Arena. Per il partito di Mauro Rotelli si apre così una fase piuttosto delicata, per non dire complicata, come attesta la paura di molti esponenti di non arrivare al ballottaggio.
Va detto, tuttavia, che lo scenario che si è delineato è frutto, oltre che delle dinamiche locali, cioè dei risentimenti personali di tutti con tutti, anche, e a maggior ragione, delle grandi manovre in corso a livello nazionale. Laddove Lega, Forza Italia e Udc si preparano a confederarsi in una coalizione, che prenderà il nome di Prima l’Italia, il cui debutto dovrebbe avvenire in occasione delle politiche e delle regionali del 2023. Non è un caso, in questa ottica, se, dopo settimane di estenuanti battibecchi su chi dovesse fare il candidato sindaco, la stretta attorno a Claudio Ubertini sia arrivata (mercoledì) al tavolo romano su espressa richiesta dei vertici nazionali (molto, molto arrabbiati), in particolare Antonio Tajani per quanto riguarda FI, Regino Brachetti per Fondazione e Udc e Claudio Durigon e Matteo Salvini per il Carroccio. 

 

Il ricompattamento del centrodestra (senza FdI) scompagina nel frattempo anche le aspettative del Pd (Regione Lazio) che dovrà accontentarsi solo dell’aiuto dei transfughi Giovanni Arena ed Elpidio Micci, accantonando in via definitiva l’idea, caldeggiata negli ultimi due anni, di presentarsi al cospetto degli elettori insieme a Forza Italia. Pure qui, come in Fratelli d’Italia, molte certezze sembrano essere state rimesse in discussione, seppure la coalizione accroccata sia comunque abbastanza ampia da poter far sperare, almeno sulla carta, in un risultato migliore di quello dei meloniani. Ma queste sono solo ipotesi per lo più degli addetti ai lavori: quello che davvero accadrà lo diranno solo le schede che usciranno dalle urne il prossimo 13 giugno. 
Adesso, per tutti, è tempo di completare le liste dei candidati a consigliere, e le difficoltà non mancano da nessuna parte. In un quadro tanto deteriorato non è infatti facile convincere i cittadini a metterci la faccia. Il problema, a quanto è dato sapere, a sinistra è piuttosto grave in Azione (Barelli) e M5S (Erbetti), così come tra i transfughi di Forza Italia (Arena), mentre nel centrodestra, oltre alla stessa Forza Italia (che paga i deficit di gestione strategica prodotti prima del doveroso ritorno di Giulio Marini), è il Carroccio a mostrare falle molto preoccupanti.