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Viterbo, incendi e terrore a Farnese. Si avvicina la sentenza per i fratelli Pira

V. T.
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VITERBO
Rinviato al 5 luglio il processo a carico di Antonio Pira e i figli, Marco e Paolo Pira, accusati di aver ucciso a bastonate due cani di proprietà dell’ex sindaco di Farnese, Dario Pomarè, e di aver distrutto il suo casale e 150 piante di olivi nel febbraio del 2015. La vicenda risale al febbraio di 7 anni fa, a seguito di un esposto firmato dal 78enne e da altri componenti del gruppo di minoranza e poi approvato dal nuovo consiglio comunale per la regolamentazione dei terreni a uso civico. 

 

Un provvedimento che secondo quanto riferito da Pomarè, nel corso della propria deposizione resa a gennaio 2021, avrebbe fatto perdere ai Pira 60 ettari di fondi agricoli di cui si erano appropriati negli anni, che utilizzavano per l’allevamento di ovini. Secondo quanto riferito dall’ex sindaco quel provvedimento fu la miccia dalla quale divampò un’escalation di atti persecutori perpetrati nei suoi confronti da parte dei Pira. “Il 19 febbraio del 2015 arrivai nella mia proprietà insieme a mio figlio e trovammo tutto in rovina – riferì l’ex sindaco in aula-. Mi prese un colpo nel vedere piante secolari completamente recise, il casale in pezzi, il trattore bruciato e 2 dei miei cani, un jack russel e un segugio maremmano, morti. Solo un altro riuscì a salvarsi perché scappò, ma tornò con un grave ematoma.  I danni si aggirano intorno ai circa 60 mila euro”.

 

Antonio, Marco e Paolo Pira, allevatori di origine sarda, finirono in manette il 28 luglio del 2015 a conclusione dell’operazione Terra Madre e devono rispondere di stalking, furti aggravati, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, abigeato e di uccisione di animali.