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Viterbo, profughi. Il sindaco di Montalto Caci lancia l'allarme sullo sfruttamento sessuale

Beatrice Masci
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“Sì all’accoglienza, ma con criterio. Occorre fare la massima attenzione per evitare il pericolo di sfruttamento sessuale. Sono migliaia le donne, molte giovanissime, giunte in Italia, anche nei piccoli comuni della Tuscia, che occorre tutelare”.

 

 

Sergio Caci, sindaco di Montalto di Castro, spiega così l’allarme lanciato due giorni fa durante una seduta plenaria del Comitato europeo delle regioni. “Lo stesso sindaco Nardella, e poi il nostro rappresentante all’Ue - spiega Caci raggiunto al telefono mentre si trova ancora a Bruxelles - hanno evidenziato il problema. Per quanto mi riguarda ho detto cosa stiamo facendo e soprattutto cosa abbiamo fatto da subito a Montalto di Castro. Molte famiglie, tutte con scopi assolutamente nobili, si sono fatte avanti quando è scoppiata la guerra, dando la propria disponibilità ad aprire la porta di casa. A molte di loro abbiamo detto no. Non perché ci fossero problemi, ma perché abbiamo preferito, sull’onda anche di una precisa raccomandazione del prefetto durante un vertice del comitato per l’ordine e la sicurezza, privilegiare l’accoglienza da parte di associazioni ed enti qualificati, come la Croce rossa e la Misericordia, le parrocchie e i familiari degli ucraini in fuga che da tempo vivono da noi”. 
"Il problema dei profughi ucraini sta diventando anche un problema di sfruttamento sessuale e per questo nel nostro Comune, come altri in Italia, stiamo sostenendo le associazioni di volontariato già esistenti e certificate come la Croce Rossa e la parrocchia”. Queste le parole di Caci pronunciare a Bruxelles. “Non a caso - spiega il primo cittadino di Montalto di Castro - molti profughi sono ospitati in parrocchia. Stiamo facendo il possibile per evitare le iniziative dei privati che si recano verso il territorio ucraino per assistere i profughi senza passare prima da queste associazioni”, ha continuato Caci. 

 

Ci sono associazioni, tra queste anche ActionAid, che da mesi vigilano e denunciano il rischio che donne e ragazze in fuga dalla guerra possano finire vittime della tratta sessuale. “Proprio per questo motivo - conclude Caci - per quanto ci riguarda, facciamo molta attenzione ai privati che si recano nelle zone di frontiera e portano donne e bambini lontani dalla guerra”. Il rischio, insomma, è quello di farli passare da una tragedia a un’altra.