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Viterbo, furbetti delle sanzioni. Il Copasir indaga anche nella Tuscia

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Si chiama “triangolazione”ed è un meccanismo che consente alle aziende italiane di bypassare le sanzioni contro la Russia facendo transitare le merci dirette verso quel mercato attraverso altri paesi. Anche nella Tuscia e nell’unico distretto industriale della provincia, quello di Civita Castellana, stando ai rumors, ci sarebbero imprese che utilizzerebbero questo meccanismo, il quale finora avrebbe consentito di limitare l’effetto boomerang contro il made in Italy prodotto dall’embargo nei confronti della Russia.

 

Per questo, anche a queste latitudini, si registra una certa apprensione rispetto a quanto annunciato dal Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che è pronto a intervenire contro quelli che sono già stati ribattezzati i “furbetti delle sanzioni”. Intanto una premessa: non è l’export verso la Russia a costituire la linfa vitale del distretto della ceramica di Civita Castellana, soprattutto da quando, con la svalutazione del rublo, le vendite dirette verso quel mercato si sono molto assottigliate rispetto al passato. Secondo l’ultimo Monitor dei poli tecnologici laziali realizzato dalla direzione studi e ricerche di Intesa San Paolo, nel polo civitonico le esportazioni verso la Russia e l’Ucraina lo scorso anno, cioè prima dello scoppio della guerra, hanno rappresentato il 3,5% dell’export totale, con flussi di poco superiori ai 4 milioni di euro (2,5 verso Russia e 1,6 verso Ucraina).

Ciò detto, non mancano le aziende per le quali il mercato russo rappresenta una buona fetta del fatturato. A denunciare in forma anonima al Copasir questi aggiramenti dell’embargo sono stati a livello nazionale alcuni grossi imprenditori aderenti a Confindustria, i quali, al di là degli aspetti etici, temono la distorsione delle regole della concorrenza: coloro che rispettano le regole si ritrovano infatti sfavoriti rispetto a chi invece le viola. Il Copasir ha quindi manifestato l’intenzione di far luce sul fenomeno attraverso una serie di audizioni. Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera in un articolo firmato da Francesco Verderami, lo strumento dell’intermediazione permetterebbe alle aziende italiane di vendere in quei paesi dell'ex Unione sovietica (come Tagikistan, Azerbaijan e Kazakistan), che poi rivenderebbero nel mercato russo, non avendo adottato alcuna forma di embargo con il regime di Putin. Enrico Borghi, esponente del Pd in seno al Copasir, teme le possibile ricadute sull’immagine e sulla posizione dell’Italia nel caso si venisse a sapere a livello europeo che alcune aziende del Paese stanno violando l’embargo: “C’è chi non ha compreso che dopo il 24 febbraio è cambiato il quadro geopolitico e certe cose non sono più consentite - ha detto Borghi - .Sono motivo d’imbarazzo perché minano la credibilità del nostro Paese".