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Viterbo, ceramiche di Civita Castellana. Bene l'export con Austria e Svizzera

Massimiliano Conti
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Dopo la fase acuta della pandemia e prima dello scoppio della guerra, c’è stato un buon momento per l’industria di Civita Castellana, dalla quale tornano ad arrivare ora sinistri scricchiolii per effetto del blocco delle transazioni commerciali con la Russia e per il caro energia. Nel 2021 il distretto ceramico ha fatto registrare un buon recupero, superando i 116 milioni di esportazioni, con un +13% tendenziale, e posizionandosi ben oltre i livelli pre-pandemia (erano 108 milioni a fine 2019).

 

E’ quanto emerge dal consueto Monitor dei poli tecnologici laziali realizzato dalla direzione studi e ricerche di Intesa San Paolo. 
Il distretto viterbese è tra quelli che nel Lazio ha più recuperato le perdite dell’anno del lockdown. A livello regionale nel 2021 le esportazioni dei poli tecnologici sono cresciute complessivamente dell’1% a prezzi correnti, dopo il calo del 10,8% nel 2020, attestandosi su valori pari a 13,9 miliardi. Livelli tuttavia ancora inferiori a quelli pre-pandemia. Nonostante il rimbalzo del polo Ict romano (Information and communication technologies), che ha messo a segno lo scorso anno un poderoso +31,9%, e del polo aerospaziale (+39,6%), la performance complessiva del sistema Lazio risulta condizionata dal dato ancora negativo del polo farmaceutico (-5%).

 

Per quanto riguardare l’export civitonico, sono cresciuti i flussi verso tutte le principali destinazioni commerciali, in primis Austria (+16,9% tendenziale, +37,8% rispetto al 2019) e Svizzera (rispettivamente +21,9% e +42,1%). Si è registrato invece un lieve arretramento verso i Paesi Bassi (-3,3% tendenziale, ma +17,8% rispetto al pre-crisi). Leggermente sotto i livelli del 2019 il mercato tedesco e quello francese, più lontane dal pieno recupero le vendite verso Stati Uniti e Regno Unito. Bassa l’esposizione verso Russia e Ucraina, con flussi nel 2021 di poco superiori ai 4 milioni complessivi (2,5 verso Russia e 1,6 verso Ucraina), il 3,5% del totale delle esportazioni del distretto. Per questo le aziende civitoniche, ad eccezione di alcune maggiormente esposte verso quei mercati, non hanno risentito finora più di tanto degli effetti della guerra. Sul comparto fortemente energivoro della ceramica pende tuttavia la spada di Damocle dei rincari del gas e dell’elettricità i cui effetti peggiori, come prevedono molti imprenditori locali, si faranno sentire nei prossimi mesi con la scadenza dei contratti a prezzo bloccato. Nella speranza che l’Italia riesca a evitare il razionamento dovuto all’embargo al gas russo.