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Viterbo, usura durante il lockdown. Caccia ai beni della banda

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Usura durante il lockdown, continuano le indagini patrimoniali per individuare i beni dei membri della banda che strozzava gli imprenditori nei difficili mesi delle chiusure imposte dall’emergenza pandemica. Lo scorso fine settimana i carabinieri del nucleo investigativo hanno eseguito due provvedimenti - uno del gip di Viterbo l’altro del tribunale di Roma - per il sequestro di beni a uno degli uomini che è a processo per usura ed estorsione aggravata. Si tratta di un cinquantenne che abita nella zona dei Cimini che nell’aprile del 2021 finì agli arresti insieme ad altre quattro persone e che ora è davanti ai giudici.

 

Per ora le complesse indagini patrimoniali hanno consentito agli inquirenti di individuare solo i beni - che in parte erano stati intestati a prestanome - di uno degli imputati viterbesi: due utilitarie, una moto di grossa cilindrata e un’auto di lusso per un totale di circa 60 mila euro.
Ma la cifra da recuperare è molto più alta. Secondo le indagini attraverso l’attività usuraia e altre attività criminose che sono state contestate agli imputati in precedenza. Si parla di una cifra di quasi 400 mila euro. Per quanto riguarda il sequestro eseguito nei giorni scorsi è in programma a breve una udienza per discutere della pericolosità sociale del destinatario del provvedimento e valutare l’applicazione nei suoi confronti della misura di prevenzione personale (sorveglianza speciale di con obbligo di soggiorno) e patrimoniale.

 

A far scattare le indagini sui cinque - una coppia della Tuscia, un loro parente, un albanese di 28 anni di Terni e un 48enne di Castel Giorgio - furono le denunce di due imprenditori viterbesi, moglie e marito, lui ristoratore e lei proprietaria di una pescheria che avevano chiesto dei soldi in prestito alla banda perché avevano avuto dei problemi di liquidità durante il lockdown. Il primo prestito fu di 45 mila euro e di 89 mila e 500 euro il seguente. In cambio, la coppia avrebbe dovuto restituire agli strozzini un totale che si aggira intorno ai 300 mila euro. La coppia fu terrorizzata dagli usurai e la donna subì anche delle minacce a carattere sessuale.
Delle cinque persone a processo, uno dei viterbesi ha già patteggiato a dicembre un anno e 8 mesi. Per tutti gli altri il processo riprenderà il 29 giugno. Nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Michele Adragna ci sono altri due indagati per i quali si procede in un altro filone perché non furono raggiunti dalle misure cautelari e dunque per loro non è stato possibile, come per gli altri, chiedere il rito immediato.