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Viterbo, degrado. Il centro servizi valle Faul da architettura innovativa a mostro edilizio

Massimiliano Conti
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Poteva rappresentare uno dei pochissimi esempi di architettura contemporanea ben inseriti nel contesto storico di una città che di scempi e di “mostri”edilizi nel corso degli anni ne ha visti parecchi. E potrebbe rappresentarlo ancora, se portato a termine, a detta dell’architetto Alfredo Giacomini, che ha dedicato al centro servizi di Valle Faul l’ultima scheda del suo“censimento” delle migliori (e quasi sempre misconosciute) opere di architettura contemporanea nella Tuscia. 

 

Il centro servizi di Valle Faul è l’ennesima incompiuta e l’ennesimo monumento allo sperpero di denaro pubblico a Viterbo. Il denaro è quello del Plus, 11 milioni di euro tra fondi europei e regionali che, prima dei 15 milioni del programma sulla qualità dell’abitare in dirittura di arrivo, hanno rappresentato il più grande finanziamento piovuto a memoria d’uomo sulla città dei papi. Era l’anno 2012: a Palazzo dei Priori regnava Giulio Marini e in Regione Renata Polverini. Il centro servizi doveva essere terminato entro il 2015 e doveva essere assegnato per 5 anni senza alcun profitto per l’amministrazione. L’avviso non è stato mai pubblicato e la costruzione - che avrebbe dovuto ospitare un info point e un bar, e che nasceva al servizio anche della mai realizzata cavea (depennata dalla successiva amministrazione Michelini) - è ridotta oggi a un relitto, ben nascosta sotto il “tappeto verde” che si trova alla fine del parcheggio di Valle Faul, proprio sotto il Lazzaretto. 
L’opera porta la firma di due giovani architetti, Alessandro Ramini e Dario Schivo. Il fine lavori dei due locali, scrive l’architetto Giacomini nella sua scheda, “era previsto per agosto 2015. La struttura del bar e dell’info point turistico, in acciaio, vetro e peperino, risulta oggi parzialmente completata e in evidente stato di degrado favorito dalla poca visibilità del sito. Molte sono le tracce del padiglione riconducibili al progetto Ramini-Schivo che, se portato a termine, potrebbe rappresentare uno dei pochissimi esempi positivi di architettura contemporanea inserita nel contesto storico della città. L’opera era compresa nel progetto Plus (Piani locali e ubani di sviluppo) finanziata con i fondi europei della programmazione Porr-Fesr Lazio 2007-2013 che per Viterbo ammontavano complessivamente a 10.975.473 euro. Somma che per buona parte è stata impiegata per la riqualificazione del centro storico con il poco efficace ‘sampietrino elettronico’, e in particolare per l’accesso alla parte storica con la realizzazione di nuovi sistemi di risalita da Valle Faul, la sistemazione della stessa area verde ed il “restyling” della pensilina del Sacrario”. 

 

“Se fosse stato affidato, magari ad un pubblico esercizio o a una realtà turistica, avrebbe portato dei benefici, tenendo aperti anche dei bagni all’ingresso della città. E invece è stato lasciato così. Ora ci troviamo a discutere di come risistemarlo e poi a dover fare un avviso per affidarlo. E’ giusto indignarsi, lo sto facendo anche io”. Sono parole di Giulio Marini e risalgono al gennaio 2020. Da allora sono passati altri due anni e, a parte discutere e indignarsi, in Comune non hanno fatto altro.