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Viterbo, usura durante lockdown. I carabinieri sequestrano auto e moto

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Sequestrati i beni di uno dei presunti usurai che sono accusati di aver strozzato una coppia di imprenditori viterbesi durante i difficili mesi del lockdown nel 2020. L’uomo fu arrestato insieme a 4 complici nell’aprile dell’anno successivo e attualmente è sotto processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo accusato di usura aggravata ed estorsione.

 

Nei mesi scorsi, tuttavia, le indagini dei carabinieri sono andate avanti per cercare di rintracciare i beni degli imputati che sarebbero il provento dell’attività degli usurai. I militari hanno portato a termine delle complesse indagini patrimoniali al termine delle quali sono stati emessi due provvedimenti di sequestro: uno del gip di Viterbo che riguarda i beni di uno degli imputati, l’altro disposto dal tribunale di Roma che ha riguardato beni che erano intestati ad altre persone ma che erano riconducibili sempre allo stesso soggetto finito davanti ai giudici. In particolare sono state sequestrate due utilitarie, una moto di grossa cilindrata e un’automobile di lusso per un valore complessivo di circa 60 mila euro.
Una somma che è solo una parte delle ricchezze che la banda avrebbe accumulato con l’usura. Due le presunte vittime, una coppia di imprenditori, assistiti dagli avvocati Giovanni Labate ed Enrico Valentini. L’impulso alle indagini è stato fornito dall’imprenditrice viterbese, la quale, a ottobre 2020, ha denunciato di essere vittima, insieme al compagno, di diversi episodi di usura ed estorsione e di aver subito gravi intimidazioni da parte dei membri di una banda di strozzini.

 

La vicenda risale al periodo successivo al primo lockdown, quando i due piccoli imprenditori si ritrovarono in difficoltà economiche e personali e chiesero due prestiti, accordati con interessi alle stelle. Il primo prestito fu di 45 mila euro e di 89 mila e 500 euro il seguente. In cambio, la coppia avrebbe dovuto restituire agli strozzini un totale che si aggira intorno ai 300 mila euro, dunque quasi più del doppio. Uno degli imputati ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi, per gli altri il processo continuerà nei prossimi mesi. Il tribunale ha disposto l’affidamento temporaneo delle tre autovetture a una forza di polizia e a un’azienda pubblica di servizi alla persona.