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Viterbo, nuovo anno scolastico: nella Tuscia il 30% del personale sarà precario

Massimiliano Conti
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Tra il 25 e il 30% del personale scolastico viterbese a settembre sarà ancora precario. Con buona pace dei tentativi degli due ultimi ministri, Lucia Azzolina e Patrizio Bianchi, di debellare la malattia endemica della scuola italiana - la supplentite - a colpi di concorsi, straordinari e ordinari. Entrambi fallimentari, come dimostra la percentuale di bocciati in quello tuttora in corso: 95%. Il punto sulla notte della pubblica istruzione lo ha fatto ieri pomeriggio la Uil Scuola con una conferenza stampa indetta anche per condividere i numeri delle ultime elezioni Rsu, che nella Tuscia hanno visto la netta affermazione del sindacato di via del Corso: 15 istituti e 46 seggi conquistati, 1.665 voti in totale.

 

“Nella Tuscia siamo il primo sindacato della scuola”, ha esordito la segretaria provinciale Silvia Somigli, parlando di “risultato storico” e di “un riconoscimento del lavoro svolto in questi anni con impegno e abnegazione, sempre al fianco dei lavoratori del comparto, in particolare dei più deboli”.“Da oggi si apre una fase nuova - ha sottolineato Somigli - che ci vedrà impegnati nel consolidamento di questo risultato, a difesa dei diritti sia del personale docente che di quello non docente. Diritti che in questo momento vediamo spesso oscurati, se non addirittura calpestati”. Il primo fronte è quello del rinnovo del contratto, con l’adeguamento sia della parte economica che di quella giuridica: “Avevamo chiesto un allineamento degli stipendi dei docenti italiani a quelli europei. Da parte del ministero – ha continuato la segretaria della Uil Scuola - la risposta è stata un aumento di 100 euro al mese. Di fronte alla rigidità della controparte avevamo ritenuto comunque vantaggioso portare a casa un risultato, che oggi però vediamo di nuovo messo in discussione”.

 

Il rischio concreto è infatti che i fondi stanziati per gli aumenti in busta paga vengano utilizzati per rinnovare i contratti Covid, nella solita guerra tra poveri originata da una coperta sempre troppo corta. E ciò nonostante tutti i soldi del Pnrr, “che dovevano servire a rilanciare la scuola con interventi strutturali” ma che invece verranno utilizzato come un bancomat alla bisogna. Durissimo il giudizio della Uil Scuola sull’ultimo concorso ordinario che, lungi dal sanare la piaga del precariato, attraverso una prova basata sul nozionismo più sterile, ha tagliato le gambe a tantissimi docenti o aspiranti tali, “senza nessun rispetto dell’anzianità di servizio, dell’esperienza e del merito”. Ultimo ma non ultimo l’ennesimo pasticcio delle Gps, le graduatorie provinciali per le supplenze, che dovevano riaprirsi il 19 aprile e che sono invece slittate a fine mese (o a inizio maggio), e che comunque “taglieranno fuori tutti quelli che si laureeranno a giugno”. “Anche in questo caso vediamo da parte del governo e del legislatore una precisa volontà agire in un’ottica esclusiva e privatistica anziché inclusiva e pluralistica”, ha concluso Silvia Somigli, convinta che la scuola a settembre ripartirà con le incertezze di sempre a livello di organici e, nel caso di ulteriori colpi di coda della pandemia, anche a livello organizzativo.