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Viterbo, maltrattamenti. Marito geloso controlla il cellulare della moglie e la picchia: a processo

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Accecato dalla gelosia e dall’alcol aggredì la compagna afferrandola per il collo e pestandola con schiaffi e pugni. Al via il processo a un 35enne romeno e residente in città, attualmente sottoposto alla misura cautelare dell’allontanamento della casa famigliare e al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima, una 50enne anche lei originaria della Romania, la quale mercoledì 13 aprile si è costituita parte civile nel dibattimento con l’avvocato Luigi Mancini, contro l’ex convivente. 

 

Stando alle ricostruzioni, le violenze si sarebbero consumate tra l’estate e l’autunno di un anno fa. Nello specifico, il trentenne avrebbe tenuto costantemente sotto scacco la 50enne, prendendole in continuazione il telefono per leggere messaggi e telefonate, reagendo in maniera aggressiva al disappunto di lei tanto da sfogare la propria ira mandando in frantumi suppellettili e qualsiasi cosa gli capitasse a portata di mano per poi assalire la donna. In due occasioni l’avrebbe presa per il collo fino farle perdere del tutto i sensi, e l’avrebbe picchiata con sberle e pugni su tutto il corpo. In un’occasione in particolare, il giovane, morbosamente geloso, dopo aver accusato la partner di aver cancellato messaggi ritenuti da quest’ultimo “sospetti”, che pensava stesse chattando con altri uomini di nascosto, l’avrebbe ricoperta di insulti e le avrebbe sfilato lo smartphone dalle mani, le avrebbe stretto a mani nude ancora una volta il collo e le avrebbe sferrato un cazzotto sul volto, lasciandola di nuovo esanime sul pavimento per poi appropriarsi indebitamente del suo cellulare. A seguito delle aggressioni la 50enne riportò una contusione al viso e un trauma craniocervicale, tutte lesioni giudicate guaribili con una prognosi di 25 giorni. Inoltre, nel corso degli episodi di violenza, l’uomo, spesso annebbiato dal consumo di sostanze alcoliche, avrebbe rivolto minacce di morte non solo all’ex compagna, ma anche alla figlia, la quale tuttavia non assistette ai soprusi subiti dalla madre. 

 

 

Il trentenne, ossessionato dal controllo, che dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravati, e rapina, secondo le accuse, avrebbe imposto alla 50enne uno stile di vita vessatorio, facendola vivere ininterrottamente nel terrore. Il 14 settembre il procedimento entrerà nel vivo con la testimonianza della donna.