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Vittorio Sgarbi: "Voglio diventare ministro della cultura". Si presenta in 70 comuni

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Vittorio Sgarbi presenta la lista alle comunali di Viterbo - che si chiamerà Io apro Rinascimento e sarà a sostegno di Chiara Frontini sindaco - nell’ambito di un esperimento nazionale volto a saggiare le sue potenzialità in vista delle politiche del 2023. Lui, ha spiegato, punta infatti a diventare ministro della cultura e quindi questo è il momento di pesarsi per far valere le proprie ragioni al tavolo del centrodestra. Il critico d’arte, arrivato in città l’altra sera per presentarsi insieme alla candidata civica in una conferenza stampa in piazza del Gesù, non fa mistero delle sue reali intenzioni, che vanno ben oltre la città dei papi, sgomberando il campo dagli equivoci attorno alla possibile competizione con Alfonso Antoniozzi: “Ho presentato liste - ha detto - in 70 comuni. Voglio vedere la risposta da parte dei cittadini”.

 


In poche parole, Sgarbi non sarà dunque assessore alla cultura, incarico che, in caso di elezione della Frontini, sarà di Alfonso Antoniozzi. Al più, ha promesso, darà una mano a promuovere l’immagine della città, a valorizzarne e pubblicizzarne la bellezza, ma questa è un’altra storia. Come detto, l’obiettivo principale è invece quello di gettare l’amo nello stagno e vedere l’effetto che fa. Frontini ha ascoltato compiaciuta, ma non è sfuggita a qualcuno l’incongruenza rappresentata da un movimento civico (teoricamente senza riferimenti partitici, come sin qui sempre sostenuto) che in questo modo prende invece già ora posizione politica per le elezioni del 2023. 

 


Al di là di cio, Sgarbi, presentatosi con circa due ore di ritardo perché impegnato prima a lanciare la stessa operazione in un’altra città, ha ribadito su Viterbo quello che ha sempre detto, lanciando frecciate velenosissime alla ex giunta Arena, accusata “di non aver fatto nulla”; al centrodestra, “che incomprensibilmente si presenterà alle urne spaccato”; e a Forza Italia, “che fa accordi con la sinistra”. Ha criticato le politiche culturali, o meglio turistiche, locali; ha lanciato strali contro il Museo dei portici (“era meglio mettere le opere di Del Piombo a Palazzo dei Papi”) e ha lamentato il disinteresse mostrato nei sui confronti dalla ex amministrazione quando si propose di fargli da consulente. Infine, ha tessuto le lodi del commissario delle biblioteche consorziali, Paolo Pelliccia, “uno a cui andrà data necessariamente la direzione dei festival”.